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Un consulente per il marketing 2.0?

di Jose Gragnaniello | 29 maggio 2009 | 2.168 letture |

Consulenza social media marketing
Ma che sia bravo!

La consulenza per il social media marketing è difficile da monetizzare. Quanto valgono i consigli di un consulente esperto in marketing 2.0? Impossibile saperlo. Anche perché se i consigli sono buoni ma, all’atto pratico, non vengono eseguiti in maniera corretta, il cliente può avere da ridire.

A questo punto è meglio affidare tutta la gestione in mano a chi se ne intende e farci fare un bel programma con cronistoria delle azioni da svolgere sui vari social network. Ma quanto costa? Questo lo sappiamo. Costa molto.

Affidarsi ad un consulente esperto non vuol dire solo consegnare le chiavi della comunicazione della propria azienda per quanto riguarda il web 2.0. Significa affidare a questa persona la propria filosofia imprenditoriale, la propria storia ed il proprio futuro.
È quindi un bene che questa persona conosca alla perfezione tutte le dinamiche interne all’azienda, le persone che ci lavorano ed anche i loro pensieri.

Esagerato, penseranno in molti. Serio, pensiamo noi.

Sul problema della delega si esprimono anche Michele Polico e Antonio Maresca , consiglio di leggere anche i loro post.

Approcciare ad un mondo dinamico ed in continua evoluzione per fare puro spam, senza creare relazioni e conversazioni è un lavoro semplice (da markettari).
Relazionarsi con un esperto di tendenze sociali (che abbia un’infarinatura di psicologia e che parli di web con le persone anche fuori dal web) è tutt’altro che facile.

Infatti si tratta di affidargli la gestione di un account Twitter che sia creativa e porti un ritorno; di una pagina Facebook che crei awareness per il brand anche creando applicazioni divertenti.

C’è bisogno di qualcuno che commenti sui blog a tema con la sola finalità di apportare un contributo utile.

Per tutto questo occorre tempo e conoscenza. In questo campo non esistono esperti e perché siamo all’inizio in Italia. Negli Stati Uniti il social media marketing è in voga da due anni e la consulenza funziona, qui il discorso è molto complicato perché in molti non sanno neanche di cosa si tratti e, quando lo scoprono, hanno molta paura (a causa della rigidità dei modelli di marketing italici).

Occorre quindi diffondere il verbo e farsi trovare preparati all’occorrenza :P

Se avete bisogno di consigli tecnici, consulenza e costi potete contattarci. Dove? Compilando il form dei contatti e , ovviamente, sulla pagina fan di Facebook.

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Un post di Jose Gragnaniello

Appassionato di web marketing, seo, ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

Commenti

  • Sara concordo al 100% con il tuo ragionamento sui costi. Considera poi che in un periodo di crisi generale, chi ne trae vantaggio sono i freelance e le strutture piccole, a discapito dei giganti.
  • Buongiorno Federico,

    volevo rispondere alle tue osservazioni e precisamente a "spendendo poco non si può raggiungere nemmeno la decenza". Direi proprio di no.

    Prendiamo l'esempio di un freelance, che segue dei progetti "in proprio" ed ha un determinato "listino prezzi". Basso, perchè non ha le spese di una struttura, dipendenti, etc.

    Lo stesso freelance, fa anche dei lavoretti per un'agenzia di comunicazione, che ha prezzi ben diversi da quelli del singolo professionista che lavora da casa, in pantofole, beato e tranquillo.

    La testa e le mani che disegneranno "il logo" in questione, saranno le stesse, ma con due costi completamente diversi.

    E, non prendiamoci in giro, alcune agenzie applicano dei ricarichi assurdi. Riescono a farlo fino a quando i clienti non si accorgono che con meno possono avere lo stesso servizio, a volte anche migliore.

    Poi, ci sono anche delle meravigliose eccezioni, per fortuna!
  • Federico
    Volevo intervenire solo per quanto riguarda la questione dei costi, e in particolare volevo rispondere alle osservazioni di Sara.
    Va bene, prendiamo l'esempio del logo, è perfetto. Tu dici che spendendo poco si può far fare un logo che non è necessariamente "di qualità minore". Secondo me è falsissimo, spendendo poco non si può raggiungere nemmeno la decenza. E' vero però che spendendo tanto non sempre la situazione cambia. C'è un minimo da spendere, il "di più" potrebbe andare a finanziare la qualità oppure una semplice truffa.
    Il problema non è questo (immagino che un logo fatto male provochi perdite non paragonabili all'onere di farsi fare un buon logo). Il problema serissimo è che ho conosciuto poche persone in grado di valutare la qualità di un logo. Nessuna di queste persone fa un mestiere diverso da quello del grafico - ma purtroppo questo non significa che tutti i grafici siano in grado di valutare un logo. ANZI!
    In particolare, e qui spero di non offendere nessuno perchè non è certo mia intenzione... chi si occupa di comunicazione, secondo me, generalmente è molto emotivo nel giudicare questo genere di cose. Applica dei principi molto generici di comunicazione, ma poi si fa fregare da aspetti psicologici che a me sembrano abbastanza buffi. Un esempio generico e stupido: un logo che sembra rappresentare un servizio innovativo, anche se è poco riconoscibile e una volta stampato magari si legge male, piacerà a quasi tutti gli esperti di comunicazione. I grafici lo sanno e fanno quel che possono per accontentare il cliente o il capo. Ma questo li porta a fare dei loghi... "terribili" nel migliore dei modi possibili, con consequenti frustrazioni.
  • Sara credo che in certi consulenti ci sia anche una tendenza alla conservazione di determinate pratiche. Forse hanno paura che se diffondono "eccessivamente" la cultura del web 2.0 ai propri clienti, questi possano bypassarli e fare da sè.

    Questo per dire che la preistoria un po' fa anche comodo al movimento degli addetti ai lavori.
  • Anche a me è capitato di poter misurare una campagna su Facebook con lo stesso metodo di cui parlava Jose. Ovvero promozione di un evento e al momento dell'accredito abbiamo definito quanti erano realmente provenienti dal social network.

    Altri riscontri li vedo con alcuni clienti in termini di traffico nel loro sito/blog visto che quello era il loro obiettivo.

    Per il resto di misurabile credo ci sia ben poco. Penso che la presenza sui social porti riscontri in termini di contatti e comunque sul lungo periodo.

    Per la formazione invece mi sono resa conto che ci sono aziende ancora ad una conoscenza del web molto elementare. Il concetto di web 2.0 è molto diffuso tra noi addetti ai lavori per il resto...siamo ancora alla preistoria.
  • Secondo me le attività di social media marketing non sono misurabili strettamente in termini di "ROI" classico. Nel senso che non credo in una qualche formula che consenta una valutazione oggettiva perchè non c'è un reale rientro economico, o quantomeno non nel breve periodo. A meno che non si tratti di attività particolari come il lancio di un nuovo prodotto, come suggeriva Jose, o di pochi altri casi.
  • La misurazione è possibile attuando determinate strategie, ad esempio: decido di dare buoni sconto esclusivamente via Twitter e di chiedere a chi viene contattato (se e quando farà l'acquisto) di dire che quel buono sconto lo ha ricevuto da Twitter. Ovviamente gli utenti interessati si trovano grazie Twitter search o a Tweetgeek. Ecco che con un esempio anche abbastanza grezzo si dimostra la misurabilità. Ovviamente chi attua strategie di social media marketing e vuole avere dei ritorni deve anche applicare tecniche di sconti e di offerte (soprattutto se è un'attività neonata). La Dell è riuscita a fare grandi cose ma loro hanno soldi da spendere ed un grande ufficio marketing, sinergia non da poco. Chi offre la consulenza può però suggererire come esempio queste strade vincenti (e sono attività replicabili su tutti i social network).


    Gli unici corsi degni di nota che conosco sono quelli organizzati dallo IULM (vero e proprio master) e qualcosa organizzato in questo periodo dal Sole 24 ore a Roma.


    Per quanto riguarda la consulenza da suggerire durante i corsi resto dell'idea che sia necessario qualcuno che formi personale aziendale per un periodo minimo di un mese. Bisogna cominciare la formazione dai fondamentali, cioè dall'idea fondante che grazie ad Internet tutti possono e devono avere accesso libero alle risorse, per poi far capire come questa idea può intrecciarsi con idee di marketing ed economia del dono. La vedo dura ma farei così! :D

    Figura interna o esterna a seconda della voglia e delle disponibilità economiche. Come ho detto sopra la figura interna deve essere o qualcuno che lo fa di professione o qualcuno formato ad hoc.
  • Allora, riprendiamo il filo del discorso:

    - parlavamo di costi, che possono essere molto flessibili

    - ho letto spesso che questo tipo di attività non è misurabile in termini di rientro per il cliente, cosa ne pensate?

    - abbiamo parlato di formazione. Suggerimenti su eventuali corsi in programma, che voi sappiate?

    - Nei corsi rivolti alle aziende: meglio spiegare le tecniche o le motivazioni che dovrebbero indurre l'azienda a scegliere un consulente dedicato a tale attività?

    - altra domanda. Secondo voi è meglio una figura interna o esterna all'azienda?

    Sara Caminati
    Innovation Marketing
  • Luca, non vedo perché avrei dovuto attaccarti.
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