Riflessioni sui post sponsorizzati e il casino Wikio-Promodigital
di Enzo Santagata | 22 marzo 2010 | 1.117 letture |

Il gran parlare degli ultimi giorni sul caso Wikio-PromoDigital e la questione dei post sponsorizzati ha avuto una discreta rilevanza nella nostra setta/nicchia di socialmediari. Della questione ne hanno parlato tra gli altri Delimyth, TagliaErbe, Wolly, Francesco Gavello e Stefano Vitta, quindi per evitare ripetizioni riassumo in breve – e in modalità for dummies – cos’è successo:
- Il 16 marzo Wikio, un importante editore-aggregatore di notizie provenienti dai social media, annuncia l’acquisizione di PromoDigital, una buzz company italiana.
- Lo scopo della fusione è dichiaratamente quello di “pianificare il Buzz come un vero e proprio media perfettamente integrabile all’interno del planning dei brands permettendo un dialogo trasparente ed onesto tra questi ultimi e i navigatori della rete” [#].
- Si iscrive il proprio blog ad una piattaforma apposita e si entra nel circuito. Il funzionamento è semplice, tu scrivi il post e io ti pago 66 euro (una bella cifra, a pensarci bene).
- Il post sponsorizzato è chiaramente identificato come tale da un’apposita dicitura che funge da disclaimer dell’autore del blog nei confronti dei suoi lettori. Così il planning trasparente ed onesto è assicurato e garantito.
Dove sta il problema?
Il problema risiede nei paletti rigidi cui il proprietario del blog deve sottostare in caso di adesione ad una campagna. Nel momento in cui scrivo, la pagina delle FAQ sul sito di PromoDigital non esiste. Pare abbiano annunciato alcune modifiche, ma per capire cosa ha scatenato la querelle posto lo screenshot scattato da Delymyth qualche giorno fa:

Chiarisco che non ritengo ci sia niente di male nel post sponsorizzato, tanto più se questa condizione è resa trasparente ai lettori del blog. Ma non voglio addentrarmi nell’aspetto etico della faccenda perché credo che stabilire a che cifra vendere il controllo del proprio blog, aperto nel 99.99% dei casi per pura passione, ad una piattaforma di marketing un tanto al chilo, riguardi l’autore e lui soltanto.
Il punto su cui vorrei riflettere riguarda le aziende che approcciano a questo sistema. Saranno certamente in attesa di un ritorno, ma in che termini? Immagino che si aspettino dei numeri, quanti click, quanti link, quanti post, quanti commenti, quante view, e così via.
Alla luce di questi obiettivi, è il caso di inserire il buzz tra le attività di social media marketing? Che fine fanno i dogmi che tutti noi veneriamo: ascolto, conversazione, dialogo, disintermediazione, relazione, eccetera?
Se un’azienda preferisce ancora investire esclusivamente in banner – in flash o sotto forma di post – rimandando la costruzione di relazioni a data da destinarsi, vuol dire che non ha capito questo social web.
O che non siamo stati bravi noi a spiegarlo.
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