[Patrizia Pepe] Solo perché è social non devi dare ragione a chiunque

[Update 14/4/2010] Arrivano le scuse dal blog di Patrizia Pepe [/Update]

Il caso Patrizia Pepe, nato a causa di una foto con modella anoressica mal digerita (perdonate l’associazione) da alcune fan di Facebook e discusso dalla rete, mi ha lasciato nel cervello la frase che avete letto nel titolo del post.

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Quando ho cominciato l’avventura con questo blog ero un ragazzo sprovveduto (per tante cose lo sono ancora) e credevo che veramente le aziende potessero migliorare grazie ai consigli degli utenti, che Internet, il medium paritario per eccellenza, avesse potuto “far scendere dal piedistallo” (così scrissi nella mia tesi) i brand per renderli meno chiusi e più attenti alle vere volontà dei consumatori.

Poi il social media marketing, per alcuni è diventato uno strumento di comunicazione a volte virale (ed è forse questo il caso), a volte meramente pubblicitario (in senso old style). Senza aggiungere le tecniche di monitoraggio del sentiment, che non vengono utilizzate per migliorare i propri prodotti o processi aziendali ma per soppiantare i commenti negativi con quelli positivi utilizzando talvolta profili fake su blog, forum e social network (uno schifo).

Mi dilungherei volentieri su altre cose che non mi vanno giù in questa concezione moderna del social media marketing ma non voglio tediarvi.

Torniamo alla frase incriminata:

A prescindere dalla potenziale strategia, per quanto cruda possa essere, questa frase mette a nudo una questione cruciale in ambito social: il buonismo.

Le risposte, soprattutto su Twitter danno il senso di quanto siano scaltri i social media manager di Patrizia Pepe. Di buonismo non si può certo tacciarli e per questo li stimo (ma non vuol dire che approvo).

Molto spesso il buonismo è la facciata dei brand sui social media, poi, dentro, tutto resta uguale, tutto resta old style.

Almeno in questo caso va premiata la coerenza del marchio, che non si è fatto condizionare dalle inutili parole scritte per anni su questo blog e tanti altri ed ha tirato dritto per la sua strada, rispondendo a botta a tutti gli utenti di Twitter e Facebook e sul blog di Ale Cosimetti facendosi anche un po’ di pubblicità (se ne parli, nel bene o nel male purché se ne parli…).

Alle 20 e 20 su Twitter continua il botta e risposta, mi chiedo cosa sarebbe successo se questo dibattito si fosse svolto in un negozio (sarebbe stato licenziato il commesso?). Siamo andati dalla gestione della crisi alla crisi della gestione, ma con successo:

Di certo si può dire che i profili di Patrizia Pepe sui due social network hanno assunto un vero e proprio volto umano diminuendo quel senso di vuoto che si crea in questo tipo di rapporto tra brand e utente/consumatore. L’account risulta simpatico nella sua antipatia perché grottesco.

Stiamo a vedere quanto consulenti e dirigenti del brand Patrizia Pepe daranno importanza a questo scivolone (sempre che non sia voluto) e se faranno comunicati.

Intanto alle 20 e 25 accade questo:

 

Quindi, care aziende che frequentate i social network e volete promuovere in fretta il vostro brand, imparate da Patrizia Pepe, fate vedere chi siete veramente, fate vedere qual è l’amarezza che si nasconde nei processi aziendali e gettate via la maschera buonista. Potreste risultare ancora più social.

 


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Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it. Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing. Segui Joseo Aggiungimi su Google+