Da utente medio di Facebook, spendo molto del mio tempo sul social network ad osservare quello che avviene, ad osservare i fenomeni che si sviluppano per cercare di carpire la nascita di possibili trend o di capire quali sono le più diffuse modalità di utilizzo della piattaforma, svincolandomi un attimo dalla logica del marketing e immedesimandomi nell’utente che, approda sul sito per passare parte (buona parte) del suo tempo. Dal mio punto di vista, da un’analisi psico-sociale emerge che generalmente si usa Facebook per:
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chattare con i propri amici;
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leggere e commentare notizie dagli stati dei propri amici;
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osservare e commentare le foto dei propri amici;
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giocare ai social games, come Farmville (quest’ultima sta diventando un vero e proprio business);
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iscriversi a gruppi e pagine ufficiali che generano maggior intrattenimento e divertimento per l’utente.
Su questo post voglio concentrarmi sull’analisi dell’ultimo punto e cercare di rispondere (con voi) a una domanda: per un’azienda che vuole operare su Facebook per lanciare un nuovo prodotto o per promuovere un evento, è più semplice creare engagement investendo tempo e denaro e pianificando l’intera campagna oppure partire dallo sviluppare un progetto creativo, senza fini di lucro, affidato al primo tizio con in mente tante idee che è capace di creare viralità e quindi creare un tasso di engagement altissimo, per poi pensare a cosa commercializzare e a come farlo, a partire dalla quella base utenti raggiunta?
Mi domando questo perchè, da quello che si può notare, i gruppi o pagine che riscuotono il più alto tasso di iscrizioni, interazioni e condivisioni sono quelli creati spontaneamente da utenti non legati ad aziende, senza avere neanche molta conoscenza in termini di ottimizzazione della pagina o gruppo (vedi mancanza di landing page e scelta del gruppo al posto della pagina) che però se notate, raggiungono il più alto tasso di iscrizioni e interazioni. Analizzando poi il tema e il modo di comunicare delle pagine e gruppi spontanei creati da utenti generici su Facebook, ho potuto notare che la pagina/gruppo ha successo se l’obiettivo primario è quello di far divertire. Il divertimento è alla base del successo di un’azione su Facebook? Secondo me si. Perchè la gente si iscrive ma soprattutto, va su Facebook? Per divertirsi! Non sarà l’unico obiettivo, ma forse quello primario.
La gente nella vita reale è già troppo impegnata nei problemi quotidiani, soprattutto i giovani che ora come mai in passato, sono alle prese con una moltitudine di problemi e chi si ritrova ad aver perso un lavoro, nel momento in cui va online (se può ancora permetterselo) vuole sentirsi spensierato e divertirsi. Se cerca un’informazione va su Google, se vuole divertimento e spensieratezza, va su Facebook e sono proprio quelle pagine che fanno divertire, a creare engagement. Provate a vedere la pagina “Ridi che ti passa”; oltre 57mila iscritti, semplicemente puntando sul postare frasi ironiche, barzellette e modi di dire che…fanno semplicemente sorridere. La gente li commenta, li condivide e si attiva un meccanismo di passaparola e viralità senza precedenti, che porta ad un alto tasso di iscrizioni.
Certo, anche le pagine sociali attorno argomenti di interesse comune (politica, libertà di pensiero, personaggi pubblici, ecc.) riescono ad ottenere un elevato numero di iscritti, ma a mio parere, le pagine che fanno divertire, oltre all’alto numero di iscrizioni, producono anche il più alto tasso di engagement. A volte queste sono anche le più stupide, però altra cosa che noto, che anche le più stupide sono quelle che riscuotono più successo. Questo che vuol dire, che noi italiani siamo stupidi? A questo dilemma non sta a me rispondere!
Propongo dunque un nuovo approccio alle imprese che, secondo me, con le dovute precauzioni, potrebbe accrescere il potenziale di engagement di un’attività di marketing su Facebook. Partendo dal fatto che nel web 2.0 e nel social media marketing, secondo me, dovrebbero essere coinvolti tutti i dipendenti di un’azienda, in ottica enterprise 2.0, (auspicio ancora oggi molto teorico e poco pratico, soprattutto in madrepatria) perché non provare a dare fiducia ai singoli dipendenti, e alla loro creatività individuali, e incentivarli all’apertura e gestione di una pagina su un argomento per loro divertende, sociale e comunque svincolato dall’ottica aziendale per poi eventualmente provare a sviluppare attività di comunicazione e branding a partire dalla pagina del dipendente che ha riscosso il maggior tasso di engagement?
E’ un’attività che andrebbe sperimentata, ma i cui risultati potrebbero essere superiori a quelli che si avrebbero pianificando l’azione soprattutto se consideriamo il fatto che di mezzo non ci sarebbe l’azienda e il suo marchio, almeno non da subito, e ciò farebbe venir meno quel senso di indesideratezza e intrusività delle pagine commerciali. Inoltre, cosa molto importante soprattutto per gli imprenditori taccagni, si ridurrebbero di molto gli investimenti.
Che ne pensate?











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