Chiedo scusa, anche ad Enzo e Domenico, ignari di questa mia iniziativa se occupo questo canale per parlare di qualcosa non proprio attinente.
Ma il caso merita diffusione mediatica per più motivi.
Sommario
Come avrete visto dal video, Bruno Vespa consiglia vivamente agli studenti in sala di non iscriversi a Scienze della comunicazione. Monta la polemica, nasce l’immancabile gruppo su Facebook con più di mille iscritti e si riesce a far reagire il preside Morcellini con questo video. Sono stato volutamente stringato, chi vuole approfondire può guardare la pagina del gruppo che ho linkato sopra in modo da farsi un’idea migliore.
Ciò che mi preme dire riguarda tre cose: chi è studente di Scienze della comunicazione, il modo in cui è stata gestita la facoltà di Roma e Bruno Vespa. Premetto che non sono mai stato uno studente modello, accademicamente parlando, ma chi mi conosce può testimoniare il mio smodato amore per la comunicazione a 360° (motivo per cui è nato questo blog).
La mia analisi.
Le cose che ho avuto l’opportunità di vedere in questi anni di assidua frequentazione della facoltà non mi sono affatto piaciute. Professori che sparivano durante una verbalizzazione permettendo a tutti di regalarsi un 30, altri che regalavano questo 30 a belle ragazze in cambio di una tesi agevolata optional inclusi, altri ancora implicati in un sistema di casta che ha moltiplicato le cattedre e dato nomi diversi a materie uguali per distribuire professori partendo dalla Calabria, passando per Roma e fermandosi a Perugia.
Aule occupate messe sotto controllo video durante l’occupazione. E grandi professori, stranamente sotto i cinquant’anni, che non erano messi in condizione di lavorare come avrebbero voluto.
Il tutto condito da una facoltà sparsa per il centro di Roma, tra cinema, vecchi teatri e caserme in ristrutturazione (durante le lezioni). Un’accoglienza, fortunatamente migliorata nel corso degli anni, che non ha mai spiegato allo sbandato studente del primo anno quanto fosse utile l’integrazione di tutte le materie che si trovava a studiare, le quali, solo all’apparenza, cozzavano. Materie utili a favorire un’apertura mentale data da nessun’altra facoltà al mondo. Materie che, studiate ed integrate come si deve, forgiano veri e propri analisti simbolici.
Nel marasma in cui si è trovato, lo studente più furbo ha creduto di guadagnare qualcosa facendo esami a raffica, senza chiedersi il senso di ciò che studiava, senza provare ad applicare alla realtà o verificare l’esistenza di ciò che aveva appena appreso. Una volta terminato l’esame, talvolta spalmato in 15 giorni per i mille e più iscritti, si è fatta tabula rasa per ricominciare la lotta in questo esamificio interminabile, dove il rapporto col professore te lo crei solo con l’ostinazione di Don Chisciotte (e a volte con gli stessi risultati). Ed ho omesso e dimenticato molte altre cose negative.
Fare 40 esami in 3 anni è un pò come passare una giornata a fare ricerche su Google dimenticando ogni volta quella precedente.
Molti di questi anni sono passati sotto la presidenza Morcellini e ne viene automatico un mio giudizio negativo.
Le Conclusioni.
Gli accadimenti raccontati forse rappresentano il motivo per cui non sono mai esistiti i presupposti per fermarsi a ragionare e capire l’importanza di sociologia, antropologia, fonti statistiche, psicologia cognitiva, teorie e tecniche dei nuovi media e comunicazione mediata dal computer. L’urgenza nel dover raggiungere l’aula a 3 km per la lezione successiva non dava la possibilità di fermarsi a discutere con i colleghi sul modello semiotico informazionale o sulle visioni di Negroponte e Marshall McLuhan.
Perché se c’è una cosa da cui non si può prescindere proprio in questo tipo di studi è l’analisi finale, il confronto, la necessità di capire come infilare nella realtà tutto quello che si è appreso.
Ecco che da questa facoltà, in queste condizioni e con il sovraffollamento dovuto alle iscrizioni di massa dei primi anni, sono usciti turisti della comunicazione (tanto per parafrasare qualcuno a me noto). Insieme a questi, ovviamente, anche casi di eccellenza, ma molto sparuti rispetto alla somma totale. Motivo per cui la diceria del cazzaro della comunicazione ha preso piede.
Bruno Vespa.
Il signor Vespa non ha bisogno di commenti e di un’analisi lunga quanto quella appena fatta. In questi anni tutti abbiamo avuto modo di capire chi fosse. Un uomo chino al potere, che non ha nulla da insegnare al prossimo se non come applicare bene la lingua in zone dove il sole non batte. Fosse stato un insegnante di giornalismo avrebbe contribuito al marasma. Forse lo avrebbe peggiorato.
Farebbe bene a sfruttare gli anni che Dio avrà grazia di concedergli per riflettere sul contributo dato a rendere peggiore questo paese. Un giorno di riflessione per ogni giorno che ha lavorato.
Cosa rimarrebbe ? Forse un uomo capace di chiedere scusa.
Mi scuso ancora per essere andto off topic con le tematiche del blog. Ma forse, non lo era più di tanto.








