Utilizzando il mio account personale @joseo e quello del blog @smmarketingit capita spesso di seguire le stesse persone e di ricevere il medesimo messaggio privato di “bentrovato”.
Non so se le persone che mandano questi messaggi lo fanno manualmente o adoperano un qualche strumento di risposta automatica, ma qualche dubbio ce l’ho…
Il messaggio diretto ha la funzione psicologica di avvicinare la persona seguita o che ci segue e di rendere più umana la conversazione nel social network (Twitter in questo caso).
Immaginiamo che la mole di followers su Twitter però aumenti in maniera sproposita in un dato giorno. Come rispondere a tutti? Sappiamo dell’esistenza di svariati metodi che, grazie all’utilizzo delle Social Api di Twitter, una volta inseriti user e password, consentono di interagire con i nuovi followers in maniera automatica.
Uno di questi è Twitter DMer che, a differenza di altri tools, consente di personalizzare il messaggio inserendo nomi e link:
Se è vero che questi tools possono risultare comodi ed, in questo caso, anche utili perché la personalizzazione del testo è sempre migliore di un messaggio generico, è anche vero che bisogna rivedere tutto ciò che in ambito web marketing e social si è detto sul doveroso utilizzo dei social network nella maniera più naturale possibile.
Infatti, farsi portavoce della conversazione a tutti i costi, vivere di socialcosi e poi sparare messaggi diretti automatici da Twitter è abbastanza incoerente. Ma queste, ormai, sono cose alle quali siamo abituati. Spendere belle parole non rispondenti ai fatti è abbastanza comune in questo ambiente.
Se si vuole che qualcosa cambi nella comunicazione delle imprese bisogna credere veramente in quel che si fa.
Per coloro i quali provino fastidio a ricevere messeggi diretti automatici un rimedio c’è : SocialToo, (solo da utenti che utilizzano SocialToo) permette infatti di disattivare i messaggi diretti automatici. Non è molto ma qualche rogna la toglie.
Automatizzare ciò che è social è un concetto abbastanza ossimorico. La conversazione infatti è più analogica che digitale e funziona su livelli disparati.
Quindi meglio poche parole che troppe ma automatiche.




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