I giovani su Facebook e Social Media più propensi all’uso di droghe? [Case study]

I giovani che utilizzano Facebook ed altri social media hanno 5 volte di più la probabilità di cominciare a fumare, 3 volte quella di bere alcool e due in più quella di fumare erba rispetto ai giovani che non utilizzano i social media. Tutto questo secondo uno studio del National Center on Addiction and Substance Abuse (CASA).

Ma alcuni ricercatori, a cui è stato chiesto se ci fosse una collegamento tra utilizzo di social media ed uso di droghe, hanno risposto che il nesso tra i due comportamenti non è così palese.

Dopo aver intervistato 500 genitori e 2.000 teenagers tra i 12 e i 17 anni, il CASA ha scoperto che il 70% di questi utilizza almeno un social media, il che suggerirebbe che 17 milioni di giovani utilizzano i social media.

La metà di questi, una volta sui social network, spende tempo a guardare foto di coetanei ubriachi, svenuti o facenti uso di droghe.

I giovani che non utilizzano i social media possono essere comunque esposti a queste foto ma ci sono minori probabilità.

Il presidente del CASA, Joseph Califano Jr., ha detto: “La relazione tra le immagini di ragazzi ubriachi, svenuti o drogati nei siti di social networking e l’incremento nell’uso di sostanze offre una grottesca conferma dell’adagio che una foto vale più di mille parole”.

Affermazione un po’ avventata.

La ricerca non mostra evidenze esplicite tra l’influenza dei social media e l’utilizzo di sostanze illegali.

I genitori intervistati dal CASA sono comunque scettici sugli effetti dei social media sui proprio figli. Nove su dieci infatti affermano che i social media non aggiungono molto alla voglia che i giovani avrebbero di utilizzare alcool o droghe.

Alcuni ricercatori hanno criticato lo studio per non essersi focalizzato sui giusti dettagli. Mike Males, un ricercatore del Juvenile and Criminal Justice di San Francisco ha detto al Chicago Tribune che lo studio non controlla fattori come la storia dei genitori relativa all’uso di sostanze alcoliche, cosa che potrebbe essere molto significativa nella comprensione dell’utilizzo di alcool da parte del figlio.

Amanda Lenhart, direttore del gruppo di ricerca su giovani, bambini e famiglie del Pew Internet & American Life Project, in un tweet sostiene che invece di focalizzarsi sul crescente uso di droghe tra chi utilizza i social media, CASA avrebbe dovuto analizzare cosa fanno quelli che non utilizzano i siti di social network.

Secondo lo studio, almeno la metà dei giovani che hanno visualizzato questo tipo di foto su Facebook lo hanno fatto durante l’età di 13 anni. Il 90% le ha viste quando aveva 15 anni o meno.

I social network, sempre più, sono visti come uno spazio capace di influenzare i comportamenti dei giovani, e non in modo positivo.

In un articolo scritto ad inizio anno sull’Huffington Post si parlava di come gli status e le foto possano influenzare la psiche dei più giovani:
“Tenendo conto degli update di status e foto di persone che sembrano felici, Facebook potrebbe condizionare negativamente quei ragazzini che guardandole pensano di non sentirsi all’altezza.”

Molti genitori stanno avendo un ruolo attivo per quanto riguarda l’utilizzo dei social media da parte dei figli, infatti secondo lo studio del CASA il 65% dei genitori ne controlla i profili. Ma forse non basta.

Articolo completo.

Considerazioni personali

L’era in cui viviamo è segnata da una forte frammentazione e precarietà in ogni ambito. Tutto ciò condiziona ovviamente i nostri comportamenti, l’egocentrismo e l’esposizione del sé diventano un modo per riempire carenze affettive o per supplire alla mancanza di legami forti tra coetanei basati sulla fiducia.

I social network e tutto ciò che garantisce una sovraesposizione del sé,  giocano un ruolo fondamentale, ma non sono la causa bensì uno dei tanti effetti di questa epoca difficile.

Lo studio del CASA, a mio modesto parere, sembra carente di quei punti segnalati dai ricercatori. Infatti il ruolo che giocano oggi i genitori (molto spesso in preda a vere e proprie crisi adolescenziali e poco preparati ad educare i propri figli) ed in generale gli adulti, su quello che sarà il futuro dei giovani, è importantissimo. Soprattutto tenendo in considerazione l’avvento e la sovrabbondanza delle nuove tecnologie, veri e propri surrogati affettivi dell’era moderna,  il cui uso responsabile dovrebbe essere insegnato anche nelle scuole primarie e secondarie.

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