Facebook & Twitter marketing: cosa va e cosa no.
di Jose Gragnaniello | 18 gennaio 2010 | 3.176 letture |
Se stiamo pianificando un’azione di social media marketing su Facebook e Twitter non possiamo sottovalutare le notizie offerteci da eMarketer sul tipo di attività che funzionano meglio e peggio.
Social media marketing su Facebook

Come ci mostra il grafico, il massimo dell’efficacia per coloro che focalizzano le loro azioni sull’utenza Facebook è data dalla creazione di un’applicazione che favorisca la visibilità del brand lasciando anche intendere che un uso mirato dei social media non è sempre gratuito. Le applicazioni Facebook hanno un costo di gestione e, soprattutto, di creazione (occorre una buona dose di creatività per realizzare un’applicazione vincente).
Sul lato B2C, seguono la creazione di sondaggi, che hanno sempre un buon livello di partecipazione e l’utilizzo dei dati forniti da Facebook per creare il profilo del possibile cliente.
In basso, sia per il B2B che per il B2C si configura l’acquisto di campagne CPC. La diffidenza, quando si tratta di aprire il portafogli, non è solo italiana. Ma, parlando seriamente, conviene sempre provare altre strade più creative e meno dispendiose se non si hanno motivi di essere aggressivi su tutti i fronti.
Social media marketing su Twitter
Nel caso di Twitter la massima efficacia si ottiene con azioni legate al reputation management. Come si è detto molte volte, utilizzare Search Twitter e crearsi dei Feed con le parole chiave che più ci interessano per garantirci un controllo quasi in tempo reale ed intervenire dove necessario.

Infatti, subito dopo il monitoraggio, in molti contattano gli utenti Twitter che hanno parlato negativamente del brand di interesse.
Un consiglio a riguardo: il monitoraggio è una cosa saggia ed è altrettanto saggio contattare chi parla negativamente di un brand ma oltre a contattare queste persone per chiedere spiegazioni e provare a migliorarsi (non per minacciarle, si spera) è utile contattare anche chi parla bene del nostro brand per premiarlo in qualche modo.
Molte persone sentono una specie di appartenenza ed è bene che siano premiate. Con buone probabilità si trasformeranno in brand ambassador naturali.
Alla fine della lista c’è chi utilizza Twitter per spingere le vendite promozionali del proprio sito. Questo tipo di attività ha avuto successo per la Dell e per alcune attività di fundraising. Non è detto che, con un po’ di olio di gomito, non possa funzionare anche per le piccole e medie aziende.
Utilizzare tutte queste strategie in maniera cronologica, cioè partendo dall’ascolto, passando per la conversazione e sperimentando un tipo di vendita promozionale, è sicuramente tra le soluzioni migliori da scegliere.
Il 2010 è l’anno dell’azione, speriamo di poter raccontare esempi vincenti.
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