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	<title>SocialMediaMarketing.it &#187; User Generated Advertising</title>
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	<description>Visioni e strategie di Social Media Marketing</description>
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		<title>Caffeine, Social Search e Bing Social: il web è sempre più social</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 09:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ciracì</dc:creator>
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Da qualche mese oltre a studiare il social media marketing e le sue evoluzioni ed applicazioni economico-strategiche, mi sono anche concentrato molto sullo studio dei motori di ricerca, soprattutto a fronte della sempre più viva integrazione tra questi e i social network.  Qualche tempo fa pensavo che le ricerche online avrebbero coinvolto sempre più i [...]]]></description>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1926" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/06/google-caffeine.jpg" alt="" width="336" height="323" /></p>
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<p>Da qualche mese oltre a studiare il social media marketing e le sue evoluzioni ed applicazioni economico-strategiche, mi sono anche concentrato molto sullo studio dei <strong>motori di ricerca</strong>, soprattutto a fronte della sempre più viva integrazione tra questi e i social network.  Qualche tempo fa pensavo che le ricerche online avrebbero coinvolto sempre più i social network, arrivando presto a spingere gli utenti a fare ricerche direttamente all&#8217;interno dei social, magari sfruttando comunque i dati forniti dai motori di ricerca, ma comunque evitando di andare nell&#8217;homepage di Google ad esempio. Magari adesso le statistiche sono ancora a favore dei motori di ricerca, ma per quanto tempo ancora?</p>
<p>In questi ultimi mesi, avrete potuto notare che si sta andando sempre più in direzione delle <strong>ricerche in tempo reale</strong> (real time search);  si cerca quindi di offrire agli utenti ricerche in tempo reale fornite dagli status update di utenti generici della rete tramite Twitter, Friendfeed e Facebook.</p>
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<p>Due cose sono chiare,  i motori di ricerca,  Google in primis,  Bing e Yahoo! a seguire,  cercano di procedere sempre più in due direzioni:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>valorizzare 	gli UGC</strong> (contenuti generati dagli utenti), in modo da permettere a 	chi effettua ricerche online di ottenere come risultato informazioni 	attendibili, generate da persone reali e svincolate (almeno si 	spera) da logiche commerciali di agenzie di stampa o quotidiani 	online;</p>
</li>
<li>
<p><strong>sfruttare 	le potenzialità dei social network</strong>, quale piattaforma 	conversazionale-informativa sociale,  anche in termini di traffico e 	di SEO verso i siti web e i blog,  permettendo a questi ultimi di 	creare maggiore viralità e premiando essenzialmente chi produce 	contenuti di maggiore qualità.  <em>“Content Is King!”</em></p>
</li>
</ul>
<p>Un tempo si parlava di <strong>algoritmo democratico </strong>dei motori di ricerca e mi pare che questo detto sia oggi sempre più rispettato.  Negli ultimi giorni ci sono state novità importanti per i motori di ricerca;  è stato rilasciato il brevetto di <strong>Google Caffeine</strong>, di cui avevo già sentito parlare durante uno dei<a href="http://www.gtstudydays.it/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.gtstudydays.it/?referer=');"><em> Gt Study Days</em></a> dell&#8217;esperto di motori di ricerca <strong>Giorgio Tave</strong>, che sostanzialmente aggiornerà il modo in cui Google estrapola i dati forniti nelle query di ricerca, favorendo quelle in tempo reale. Accade una catastrofe, un attentato terroristico o l&#8217;Italia vince i mondiali e prima ancora di aspettare di saperlo dalle agenzia di stampa, dai telegiornali, televideo o ancora peggio, i quotidiani, basterà andare su Google (io se parlo di mdr. intendo Google!) e avere la notizia fresca fresca in tempo reale, aggiornata da uno o più utenti da Twitter o Friendfeed.</p>
<p>Ma Google ha fatto anche di più!  Preannunciata da qualche mese,  e ancora in versione <em>beta </em>per Google.com,  è disponibile la cosiddetta <strong>Social Search</strong>, la ricerca sociale. In pratica collegando sul proprio profilo Google gli account dei social network a cui si è iscritti e i feed che si seguono in Google Reader, si crea il <em>social circle</em>, ovvero l&#8217;insieme degli utenti “social” che si seguono e nel momento in cui si effettua una ricerca,  in prima pagina in basso compariranno i risultati derivanti dai propri “amici” dei social network.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h3>Cosa comporta tutto ciò a livello di marketing?</h3>
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<p>Per delineare delle prospettive e dei potenziali è ancora presto;  sicuramente chi ha sviluppato il brevetto ha pensato forse che gli utenti avrebbero tratto beneficio nel ricevere risultati di ricerca provenienti dai propri “amici” dei social network, proprio per il <strong>legame di fiducia</strong> esistente.  In sostanza,  mi fido del mio amico,  reputo l&#8217;informazione da lui fornita più attendibile delle altre. Sinceramente non so quanto ciò potrà funzionare in ambito imprenditoriale, però potrei pensare ad uno scenario futuro in cui le aziende cercano di farsi amici gli utenti, magari offrendo sconti o politiche di prezzo esclusive e che tutto ciò possa andare a vantaggio della fidelizzazione e del miglioramento dei rapporti azienda-clienti.  Staremo a vedere.</p>
<p>Nel frattempo la guerra per la real-time-social search imperversa.  Anche Bing e Yahoo si muovono per contrastare l&#8217;impero Google. Yahoo si è integrato con Facebook per fornire, all&#8217;interno della piattaforma social, i risultati di ricerca proveniente dal proprio motore,  mentre è di oggi l&#8217;annuncio di casa Microsoft di fornire alle ricerche di Bing, risultati derivanti da Facebook e Twitter.</p>
<p>Insomma, come diceva il titolo, il web è sempre più social.</p>
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		<title>Social Experience: quando l&#8217;interazione digitale è fonte di business</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ciracì</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze Condivise]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Social Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Sintesi della conferenza sulla Social Experience svoltasi al Festival 2.1 di Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="thickbox" title="Logo Due1 quadrato" rel="same-post-1537" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=1540"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1540" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/02/Festival_DUE.1_rgb_V-328x300.jpg" alt="" width="328" height="300" /></a></p>
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<p>Qualche giorno fa sono stato a Milano a seguire il <a title="Festival Due.1" href="http://www.duepunto1.it" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.duepunto1.it?referer=');"><strong>Festival Due.1 – Digital User Experience</strong></a>, il primo festival italiano dedicato al <strong>digitale</strong> e al mondo del<strong> web design</strong>, organizzato da un’agenzia di comunicazione bergamasca (<a href="http://www.nelsegnodell8.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.nelsegnodell8.com/?referer=');">nel segno dell’8</a>) e ho seguito delle conferenze da cui ho tratto alcuni spunti per questo post.</p>
<p>Il focus più interessante per quanto riguarda il Social Media Marketing ha riguardato la <strong>Social Experience</strong> e in particolare la <strong>User Experience</strong>, fattore principale su cui dovrebbe puntare oggi una strategia di marketing applicata nel social web. Sappiamo oggi che per avere successo in questa nuova e affascinante branca del marketing bisogna capire chi è l’utente, analizzare la sua esperienza sociale e digitale, partecipare in essa, offrire e scambiarsi contenuto di valore che possa essere amalgamato, ottimizzato, riutilizzato e condiviso; se riusciremo in più ad innescare un meccanismo di diffusione virale del contenuto originario, avremo avuto successo in questo mondo e saremo posizionati positivamente come brand nella mappa mentale del consumatore, o meglio del prosumer (fruitore e produttore attivo di contenuti).<span id="more-1537"></span></p>
<p>Sulla base di questo nuovo paradigma di mercato, fonte di vantaggio competitivo, e anche a seguito delle recenti ricerche empiriche che decretano il successo delle azioni di social media marketing nel B2C soprattutto per le <strong>applicazioni nei social network </strong>(pensiamo a Facebook), gli sforzi delle aziende dovrebbero sempre più concentrarsi nello sviluppo di <strong>applicazioni sociali digitali </strong>che avranno lo scopo di migliorare, aumentare ed integrare  l’<strong>esperienza digitale</strong> dell’utente, incorporandola in un viaggio sempre più emozionante che ripaghi anche gli sforzi del brand da cui l’applicazione trae origine.</p>
<p>In questo senso sono emersi quelli che sono i nuovi trend del social software, sempre in continua evoluzione e sempre più aperto alla collaborazione degli utenti;  pensiamo ad un sito web come lo ricordiamo all’avvento del web di prima generazione e pensiamo a come è diventato ora: una vera e propria piattaforma di condivisione e partecipazione con l’utente. Ogni sito web che si rispetti, è sempre più un blog, con sezioni interattive come “Collabora”, “Condividi” o “Pubblica”. Questo è proprio lo spirito su cui si fonda il Web 2.0. E’ anche cambiato il concetto di proprietà del sito, che è passato dalle mani dell’azienda alle mani dell’utente, che fa capire sempre più di voler essere parte attiva nella creazione del valore e si assiste sempre più alla cross-medialità di siti di social networking e blog che possono essere utilizzati su più device (un esempio su tutti è <a href="http://www.tweetdeck.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.tweetdeck.com/?referer=');">TweetDeck</a>), passando così da una “Single Web Experience” a quella che può definirsi una <strong>“Social Connected Experience”</strong>.</p>
<p>E’ necessario anche segmentare il pubblico dei social media per offrire esperienze di valore in base ai reali interessi, e per questo viene oggi in aiuto la scala Social Engagement Technographics di Forrester che permette di capire quali sono le user experience degli utenti per definire meglio il cosiddetto <strong>“Digital User Design”</strong>, ovvero il mix tra interfaccia utente, funzioni, entertainment e valore che costruisce l’esperienza digitale di ogni target group identificato dalla segmentazione.</p>
<p>Molte aziende quindi in futuro si orienteranno sempre più sull’analisi delle user experience per migliorare la viralità delle applicazioni, perché nel social media marketing, a mio modesto parere, il vero successo lo si ottiene quando l’engagement diventa virale e nel concreto, quando ad esempio un’applicazione per Facebook che circola attorno a un brand viene diffusa tra più persone possibili.</p>
<p>Come è possibile allora aumentare la viralità di un prodotto aziendale veicolato nel social web?</p>
<ul>
<li>Innanzitutto offrendo <strong>contenuti open-source</strong>, ad esempio permettendo la creazione o la modifica di applicazioni generate da o con gli utenti (Facebook è l’esempio più calzante, ma sulla stessa via si stanno muovendo anche LinkedIn e Viadeo);</li>
</ul>
<ul>
<li>la creazione di una <strong>storia</strong> attorno all’applicazione, magari collegata al brand è un altro dei fattori di successo per la sua diffusione <strong>virale</strong>;</li>
</ul>
<ul>
<li>bisogna poi far capire all’utente che può gestire la propria privacy e <strong>rassicurarlo</strong> dal fatto che non si tratta di applicazioni bufale;</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>l’interfaccia deve essere facile da usare</strong> per non scoraggiarne subito l’uso e l’esperienza.</li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Ricordiamoci infine, che nel social media marketing, bisogna pensare prima ad <strong>offrire valore</strong> e creare <strong>esperienze</strong> <strong>d’uso emozionali</strong> e solo in seguito a monetizzare, mai il contrario e ricordiamoci anche che il successo di ogni azioni si avrà se si riusciranno a riprodurre interazioni sociali che già avvengono off-line tra azienda e consumatore.</p>
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		<title>Strategie politiche su Youtube ed altri social network</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 18:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osservatorio Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie 2.0]]></category>
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Traggo spunto da questo post dove ho lasciato un commento per fare una verifica e offrire le mie modeste considerazioni sull&#8217;uso che la politica italiana sta facendo di Youtube, Facebook e dei social network in generale.
Noi italiani, come le &#8220;comari di un paesino&#8221;, non brilliamo certo di iniziativa in molti campi e questo è uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-123" title="4937b0012e22b_zoom" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/01/4937b0012e22b_zoom.jpg" alt="Maristella Gelmini su Youtube" width="434" height="265" /></p>
<p><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: MS Shell Dlg;"><span style="color: #000000;">Traggo spunto da <a href="http://www.spindoc.it/2008/12/22/poke-elettorale-la-politica-gioca-con-facebook/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.spindoc.it/2008/12/22/poke-elettorale-la-politica-gioca-con-facebook/?referer=');">questo post dove ho lasciato un commento</a> per fare una verifica e offrire le mie modeste considerazioni sull&#8217;uso che la politica italiana sta facendo di Youtube, Facebook e dei social network in generale.</span></span></span></em></p>
<p>Noi italiani, come le &#8220;comari di un paesino&#8221;, non brilliamo certo di iniziativa in molti campi e questo è uno dei tanti.</p>
<p>Infatti quello che si sta seguendo in questi ultimi mesi è il modello Obama. Il neo-presidente degli Stati Uniti ha creato un gruppo di esperti web-marketing, seo, e strateghi dei social media che, <strong>sull&#8217;onda di novità portata dalle sue parole</strong>, hanno lavorato in maniera egregia.</p>
<p>Ho messo in grassetto quelle parole perché uno dei fattori scatenanti del suo successo sul web è stata la crisi che ha colpito gli Stati Uniti. La crisi crea opportunità e l&#8217;opportunità è stata colta al volo da Obama e dai suoi <strong>spindoctors </strong>capaci di organizzare una strategia di comunicazione che, anche grazie alla bravura interpretativa del neo-presidente, più che al popolo, sembrava rivolgersi alle persone, una ad una.</p>
<p>Avendo fatto intendere che il miglioramento passava anche e soprattutto dalle<strong> persone</strong> Obama ha facilitato le strategie di web marketing perché, in qualche modo, ha <strong>spianato la strada</strong> ai suoi collaboratori.</p>
<p>Una collaborazione che non si è fermata con la sua vittoria. Infatti tutti coloro che hanno partecipato al successo, il giorno della proclamazione, hanno ricevuto un&#8217;<strong>email personalizzata </strong>nella quale i collaboratori spiegavano che non sarebbe finita lì e che il <a title="TechCrunch parla degli utilizzi futuri di internet da parte di Obama" href="http://www.techcrunch.com/2009/01/24/how-obama-will-use-web-technology/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.techcrunch.com/2009/01/24/how-obama-will-use-web-technology/?referer=');">lavoro continuava</a>.</p>
<p>Il pistolotto fatto appena sopra spero sia stato abbastanza esplicativo. Serviva ad introdurre le strategie che i politici nostrani stanno attuando riguardo al  <a href="http://www.socialmediamarketing.it/cose-il-social-media-marketing/" target="_blank">social media marketing</a>, a lasciare intendere che esiste un profondo intreccio tra le attività offline e online e a sottolineare quanto sia fondamentale il word of mouth, il tanto declamato passaparola.</p>
<p>Adiamo a vedere in che modo il <strong>canale  youtube della Gelmini</strong> ha comunicato le seconde prove d&#8217;esame per la maturità.</p>
<p>La notiza ha <a href="http://www.google.it/search?q=gelmini+youtube+seconda+prova&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.google.it/search?q=gelmini+youtube+seconda+prova_amp_ie=utf-8_amp_oe=utf-8_amp_aq=t_amp_rls=org.mozilla_it_official_amp_client=firefox-a&amp;referer=');">destato scalpore per la novità</a> (chissà cosa avranno pensato al Tg1) e ha generato un bel movimento (nel momento in cui scrivo, 24/1/2009, ore 13:43, il video ha <strong>1061</strong> commenti e <strong>93682</strong> visualizzazioni e ci sono <strong>2693</strong> iscritti al canale).</p>
<p>Il video finisce con le fatidiche parole &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=RnzRsz2rBqs#t=2m19s" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=RnzRsz2rBqs_t=2m19s&amp;referer=');">mi piacerebbe conoscere la vostra opinione</a>&#8220;. Un buon inizio, si, ma c&#8217;è altro. La ministra dovrebbe<a title="Guarda il canale YouTube del primo ministro inglese Gordon Brown, avrai una bella sorpresa!" href="http://it.youtube.com/user/DowningSt" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.youtube.com/user/DowningSt?referer=');"> <strong>dedicare qualche minuto a rispondere ai commenti</strong></a> (soprattutto quelli meno benevoli, non pochi) e rinviare magari la discussione su un blog o su un <strong>differente social network</strong> (utilizzare<strong> Twitter</strong> per dare risposte brevi e personalizzate potrebbe rappresentare un&#8217;ottimo viatico ad esempio).</p>
<p>Magari (<strong>magari!</strong>) preferire e commentare video che<strong> non siano i suoi </strong>e mettere in atto o prendere come spunto le critiche per migliorare qualcosa che non va nelle scuole. Ma forse è chiedere la luna <img src='http://www.socialmediamarketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>La strada verso un utilizzo ottimo e ottimizzato dei social network da parte dei politici è ancora <strong>lunga </strong>e<strong> tortuosa</strong>. Spesso l&#8217;ansia di apparire e di essere alla stregua dei colleghi d&#8217;oltreoceano genera risultati non proprio brillanti, e non parliamo solo dell&#8217; uso dei vari strumenti di comunicazione online.</p>
<p>Vi invito a visitare il <a href="http://www.youtube.com/user/mariastellagelmini" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/user/mariastellagelmini?referer=');">canale della Gelmini</a> e ad individuare punti di forza e debolezze di quest&#8217;ultimo per <strong>confrontarvi </strong>con la nostra opinione.</p>
<p><span style="text-decoration: line-through;">L&#8217;analisi continuerà con Facebook tra qualche giorno</span>.</p>
<p><a href="http://www.socialmediamarketing.it/facebook-chiama-fassino-e-brunetta-come-rispondono/" target="_self">Vai al post che racconta come Facebook  viene usato da Fassino e Brunetta.</a></p>
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		<title>Cos&#8217;è il social media marketing</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 17:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
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Se cerchiamo la voce &#8220;social media marketing&#8221; su Wikipedia come risultato abbiamo una pagina parzialmente tradotta dall&#8217;inglese. Questo può significare solo una cosa: grande incertezza su cosa sia realmente.
Navigando per il web ci scontriamo in numerose risorse nelle quali non si riesce ad ottenere una definizione univoca di cosa sia il marketing sui social media.
Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/01/experience251.jpg" alt="Social media marketing e condivisione delle esperienze" title="Condividere le esperienze " width="430" height="280" class="size-full wp-image-70" /></p>
<p>Se cerchiamo la voce &#8220;social media marketing&#8221; su Wikipedia come risultato abbiamo una pagina parzialmente tradotta dall&#8217;inglese. Questo può significare solo una cosa: <strong>grande incertezza </strong>su cosa sia realmente.</p>
<p>Navigando per il web ci scontriamo in numerose risorse nelle quali non si riesce ad ottenere una <strong>definizione </strong>univoca di cosa sia il marketing sui social media.</p>
<p>Questo è probabilmente un bene (qualcuno mi taccerà di pazzia). Un bene perché nell&#8217;epoca del <strong>beta perpetuo</strong> non è possibile e forse non si deve dare un&#8217;unica definizione per questa tipologia di marketing.</p>
<p>Cambia la società, cambiano le persone e cambiano i consumi (e due grandi cervelli dei nostri tempi come Augè e Bauman hanno splendidamente contribuito all&#8217;analisi di questi cambiamenti elaborando i famosi concetti di <strong>Surmodernità</strong> e <strong>Modernità liquida</strong>).</p>
<p>Come si può pretendere, alla luce di tutto ciò, di <strong>incastrarsi</strong> in una definizione?</p>
<p>L&#8217;unica cosa certa del social media marketing è che invece di indurre bisogni deve adattarsi continuamente a quelli dei consumatori, che deve renderli partecipi e conferire loro una <strong>nuova posizione </strong>all&#8217;interno delle logiche di mercato.</p>
<p>Non a caso nel Web 2.0 si parla di <strong>prosumer</strong>, i consumatori che producono contenuti, ebbene la parola usata può far comodo anche a questa nuova tipologia di marketing.</p>
<p>Si, perché considerare un utente internet come puro target è anacronistico, lo dimostrano i risultati della pubblcità di Facebook che viene splendidamente aggirata dagli iscritti al social network perché il loro unico desiderio è <strong>condividere esperienze</strong> con gli amici o diventare <strong>parte integrante</strong> del processo produttivo.</p>
<p>A nostro parere è questa la strada giusta da intraprendere: <strong>conversazione </strong>ed <strong>esperienza</strong>. Cosa ne pensate?</p>
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