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	<title>SocialMediaMarketing.it &#187; Facebook</title>
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	<description>Visioni e strategie di Social Media Marketing</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 19:01:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Perché la maggior parte degli utenti Facebook prende più di ciò che dà [Study]</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Survey & Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[power user]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;effetto dei power users su tutti noi. L&#8217;ultimo studio del Pew Internet &#38; American life Project mette in luce come siano solamente alcuni utenti a trainare il social network blu, eccone tradotta una parte introduttiva. Metà degli adulti e tre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;effetto dei power users su tutti noi.</em></p>
<p><a href="http://pewinternet.org/~/media//Files/Reports/2012/PIP_Facebook%20users_2.3.12.pdf" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/pewinternet.org/_/media//Files/Reports/2012/PIP_Facebook_20users_2.3.12.pdf?referer=');">L&#8217;ultimo studio del Pew Internet &amp; American life Project</a> mette in luce come siano solamente alcuni utenti a trainare il social network blu, eccone tradotta una parte introduttiva.</p>
<p>Metà degli adulti e tre quarti degli adolescenti in America utilizza i social network sites e Facebook è sicuramente il più popolare di questi<br />
Il Pew Research Center’s Internet &amp; American Life Project ha indagato un campione nazionale circa lo stile di vita sui social network.</p>
<p>Durante l&#8217;indagine, 269 di 877 intervistati hanno accordato il permesso di <strong>accedere ai loro dati Facebook</strong> in modo da poter confrontare le loro risposte con il reale utilizzo che ne facevano.</p>
<p><strong>Questi i risultati:</strong></p>
<h2>Power Users</h2>
<p><strong></strong>L&#8217;utente medio di Facebook prende più di ciò che dà ai propri amici. Questo accade perché una frazione di &#8220;power users&#8221; è specializzata in differenti attività su Facebook e contribuisce molto più rispetto all&#8217;utente tipo.</p>
<p>L&#8217;utente tipo di Facebook, durante il mese di osservazione, è stato moderatamente attivo nel fare richieste di amicizia, aggiungere contenuti o fare &#8220;like&#8221; sui contenuti dei suoi amici.</p>
<p>D&#8217;altro canto una porzione di questi, che va dal 20% al 30% possono essere considerati &#8220;power user&#8221; perché compiono le stesse azioni ma con una frequenza maggiore,  quotidianamente o settimanalmente.<br />
Il risultato è quindi che, vista la presenza di questi &#8220;power useres&#8221;, l&#8217;utente medio riceve richieste di amicizia, viene taggato in foto, riceve like sulle sue attività con molta più frequenza di quanto lo faccia.</p>
<p>In più questi &#8220;power user&#8221; sono specializzati nelle loro attività. Il 43% fa almeno una tra queste cose (richiesta di amicizia, tag, upload di contenuti, like su contenuti, etc. Solo il 5% di questi fa tutte queste cose insieme, il 9% ne fa tre e l&#8217;11% ne fa due.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4449" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="facebook activity" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/02/facebook-activity.jpg" alt="" width="530" height="664" /></p>
<h2>Cos&#8217;altro emerge dallo studio?</h2>
<p><strong></strong>Le donne aggiornano lo status più frequentemente rispetto agli uomini.  In questo studio emerge che l&#8217;utente medio donna aggiorna lo status 21 volte nel mese di osservazione, mentre l&#8217;utente medio uomo lo fa 6 volte</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4450" title="activy2" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/02/activy2.jpg" alt="" width="530" height="673" /></p>
<p><strong>Una media di sette nuovi amici al mese.</strong></p>
<p><strong>La maggior parte degli utenti non ha inviato una richiesta di amicizia durante il mese e ne ha ricevuta soltanto una.</strong> Un 19% di questi utenti invia una richiesta d&#8217;amicizia almeno una volta a settimana ed a causa della loro prolifica attività, il numero medio di richieste accettate da questo 19% sono state 3 contro una media generale di 4 richieste accettate per utente. In generale, l&#8217;80% delle richieste inviate sono accettate.</p>
<p><strong>Alcuni disattivano gli aggiornamenti.</strong> Meno del 5% del campione analizzato rimuove i contenuti dei propri amici dal newsfeed.</p>
<p><strong>Poche evidenze di sofferenza per Facebook.</strong> L&#8217;utente che passa più tempo su Facebook è portato compiere più azioni.  Più amici si hanno su Facebook più si è portati ad interagire e a contribuire ad ogni forma, accettando ed inviando richieste d&#8217;amicizia.</p>
<p><strong>Amici di amici.</strong> In questo studio, l&#8217;utente medio ha 245 amici mentre l&#8217;amico medio delle persone che hanno partecipato allo studio ha 359 amici. [..] Solo coloro i quali hanno più di 780 amici si trovano in una rete amicale che ha meno amici. Gli amici Facebook sono scarsamente interconnessi. Se può accadere che in una rete sociale offline, gli amici di amici sono anche nostri amici, non è detto che accada su Facebook.</p>
<p>L&#8217;utente medio ha una friendlist che è scarsamente interconnessa ma potrebbe raggiungere una media di più di 150.000 utenti attraverso i suoi amici. [...]</p>
<p><a href="http://pewinternet.org/Reports/2012/Facebook-users/Part-2-Facebook-Activity/Facebook-Activity.aspx" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/pewinternet.org/Reports/2012/Facebook-users/Part-2-Facebook-Activity/Facebook-Activity.aspx?referer=');">Continua la lettura dal sito del Pew Internet Research.</a></p>
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		<title>Sesta edizione del Global Web Index, con uno sguardo all&#8217;Italia sempre più social.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Survey & Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[local]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Global Web Index è giunto alla sesta edizione (GW.6) con uno studio basato su più di 122.000 individui intervistati. Ecco cosa emerge dalla ricerca: Il social networking, tra i comportamenti degli utenti è sempre in crescita (dal 36% del...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Global Web Index è giunto alla sesta edizione (GW.6) con uno studio basato su più di 122.000 individui intervistati.</p>
<p><strong>Ecco cosa emerge dalla ricerca:</strong></p>
<p>Il social networking, tra i comportamenti degli utenti è sempre in crescita (dal 36% del GWI.1 al 59% di coloro che il loro profilo sui social su base mensile). L&#8217;utilizzo attivo di siti di microblogging è cresciuto dal 13% (GWI.5) al 24% (GWI.6), l&#8217;uploading video è passato invece dal 21% al 27%.</p>
<p>L&#8221;utilizzo mensile dei forum, sempre nelle ultime due edizioni del Global Web Index, è sceso dal 38% al 32% e la scrittura sui blog è ferma al 27%.</p>
<p>Il mercato nel quale è stata registrata la maggior partecipazione &#8220;social&#8221; è stato la Cina, dove l&#8217;84%  degli utenti, almeno una volta al mese carica contributi sui social network, sui blog, su piattaforme di vide e foto sharing, su micro-blog e forum. La Cina è seguita da Russia, Brasile ed India.</p>
<h2>L&#8217;Italia</h2>
<p>Dalle slide dedicate all’Italia all’interno del report vediamo subito come, in termini di penetrazione delle attività social, siamo addirittura cresciuti rispetto ai dati rilevati a Giugno 2011, e ci stiamo lentamente avvicinando alla media europea anche per quanto riguarda quelle attività più strettamente legate all’e-commerce. Rimaniamo ancora indietro per quanto riguarda l’on-line banking, uno degli indicatori principali utilizzati per stimare la maturità digitale di un paese. (slide 14)</p>
<p>L’Italia rimane comunque uno dei paesi più Social e questo viene rispecchiato anche in questa slide (consegnata per noi in esclusiva) nella quale vediamo che, seppur leggermente in calo, la domanda di interazione degli utenti con i brand e sempre molto alta. Questo ci porta a concludere che sei brand sapranno soddisfare questa richiesta, il futuro per il social media marketing in Italia si preannuncia piuttosto roseo. (slide extra)</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-4439" title="slide web index" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/02/slide-web-index.png" alt="global web index italia" width="609" height="345" /></p>
<p> Uno degli aspetti più interessanti da notare e come gli italiani vedano il loro futuro di navigatori. L’Italia mostra dati superiori alla media mondiale per quanto riguarda la futura penetrazioni di dispositivi mobili, quali mobile e tablets che, caso raro nei 27 mercati nei quali<strong> GlobalWebIndex</strong> svolge la sua ricerca, tra un anno potrebbero superare l piattaforme tradizionali, sempre stando al parere degli utenti stessi. Superiore alla media mondiale è anche la richiesta di poter navigare attraverso la tv. (slide 22)</p>
<p>Contrariamente alla volontà espressa dagli utenti, la navigazione attraverso cellulare il download di applicazioni è invece in calo, e questo è un dato sul quale i fornitori di network italiani dovrebbero interrogarsi. (slide 24)</p>
<p>Grazie a questo report abbiamo finalmente dati che confermano il rapido declino di Balckberry nei confronti della concorrenza, e quanto invece Android si stai lentamente prendendo il monopolio del mercato arrivando quasi a doppiare iOS. (slide40)</p>
<div id="__ss_11467609" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Global Web Index - GWI.6 trends - Italian Focus" href="http://www.slideshare.net/Tomtrendstream/global-webindex-6-trends-italian-cut" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.slideshare.net/Tomtrendstream/global-webindex-6-trends-italian-cut?referer=');">Global Web Index &#8211; GWI.6 trends &#8211; Italian Focus</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/11467609" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="625" height="455"></iframe></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more presentations from <a href="http://www.slideshare.net/Tomtrendstream" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.slideshare.net/Tomtrendstream?referer=');">Tom Smith</a></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I nuovi trend</h2>
<p><strong>La crescita del Social Brand</strong></p>
<p>Il sesto Global Web Index fornisce nel dettaglio le metodologie di interazione tra utenti e brand. Mentre i si sono la prima fonte per i consumatori online, un terzo di questi raggiunge i brand sui social media.</p>
<p>A livello globale, il 59% degli intervistati ha visitato almeno un sito di un brand nel mese precedente la survey, il 29% ha fatto &#8220;like&#8221; su un prodotto o brand ed il 24%  ha visitato il profilo di un brand sui social network. Per i mercati emergenti, come Indonesia e Filippine, questo dato sale al 50%</p>
<p>Il social networking si conferma un&#8217;ottima strategia per i brand che vogliono raggiungere gli utenti e questo trend è ancora più visibile se si considerano gli utenti della fascia d&#8217;età 16-24, molto più reattivi nel rapporto con i brand sui social rispetto alle fasce più anziane.</p>
<p>Per quanto riguarda il micro-blogging (Twitter), solo il 9% ha fatto un retweet al post di un brand e solo il 13% ha scelto di seguirlo (ma questo dipende molto dalla strategia attuata).</p>
<p>Ovviamente, i consumatori che interagiscono con in brand nei social media, si aspettano un ritorno futuro, come sconti, gadget, un miglior customer service, etc. Queste aspettative sono molto alte soprattutto in Argentina, Filippine e Brasile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Googlepolio</strong></p>
<p>Google ha incrementato  la sua posizione di controllo dell&#8217;inforomazione e si appresta a dominare ogni punto di accesso alla Rete. Con la ricerca raggiunge più dell&#8217;85% degli utenti mondiali ogni mese (76% nel GWI.1).<br />
Anche in quei mercati dove i competitor sono più forti sulla ricerca locale, Google sta piano piano avanzando. In Russia ad esempio, si attesta all&#8217;82% delle ricerche mensili rispetto al 90% di Yandex.</p>
<p>Un&#8217;altra evidenza del Googlepolio è la crescita di Chrome, il cui utilizzo è in forte crescita nelle Filippine, in Turchia, in Argentina ed India, e la significativa crescita di Android.</p>
<p>Android ha 227 milioni di utenti attivi sui 27 mercati indagati dal GWI (161 milioni nel GWI.5)</p>
<p>Google + è anch&#8217;egli in forte crescita (il secondo social network) con 22% degli intervistati che hanno un profilo attivo.</p>
<h2>Si rafforzano i trend esistenti</h2>
<p><strong>Il local web</strong></p>
<p>La Cina il Brasile ed il Messico crescono nell&#8217;adozione dei social media, mentre il Sud Korea è sicuramente meno attivo nel blogging, nell&#8217;upload di foto, nell&#8217;utilizzo del VOIP e nell&#8217;utilizzo di e-mail.<br />
La differenza è più evidente se si analizzano i comportamenti social. La Cina, con l&#8217;adozione del micro-blogging e del social networking con piattaforme tipo Sina Weibo, Kizin, Tencent e Qzone, sta guidando una virata decisiva, allontanandosi dai forum e dalle piattaforme di blogging.</p>
<p><strong>L&#8217;era post PC è sempre più vicina</strong></p>
<p>La crescita degli accessi da device differenti dal PC è in continua ed i dati mostrano come gli utenti di Iternet si spostano sempre di più dal PC all&#8217;e-reader, al mobileo addirittura alla TV.<br />
Il 74% del totale usa PC o laptop come device preferito per l&#8217;accesso ad Internet ma nel giro di un anno si aspettano un cambiamento della fruizione a favore di altri device come lo smartphone, il tablet etc.</p>
<p>L&#8217;utilizzo dello smartphone per accedere ad Internet è sempre in crescita, specie in Asia e America del Sud. Il 33% del consumo mobile avviene tra le mura domestiche, il 23% durante gli spostamenti, il 28% nei luoghi pubblici ed il 17% a lavoro.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Continua la tenuta di Facebook<br />
</strong></p>
<p>Il numero degli utenti Facebook contiuna a crescere ma si è giunti a saturazione per quanto riguarda coloro che sono gli utenti attivi in molti dei mercati sondati con una crescita degli utenti in special modo in India, Indonesia o Brasile. Un altro dato emerso durante le indagini svolte nel 2011 riguarda il sempre minor numero di attività strategiche svolte dagli utenti su Facebook, come inviare regali digitali, cercare nuovi contatti, o inviare messaggi ad amici.</p>
<div id="__ss_11467609" style="width: 425px;">
<p>&nbsp;</p>
<div style="padding: 5px 0 12px;"></div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>A San Valentino con la nuova applicazione Facebook Heineken Serenade</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[appplicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[san valentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni momento è buono per fare branding, e Facebook sembra la piattaforma ideale per evidenziare il connubio creatività-social media marketing. Così Heineken ha realizzato una accattivante applicazione per festeggiare San Valentino ed ottenere un bel po&#8217; di engagement passando anche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni momento è buono per fare branding, e Facebook sembra la piattaforma ideale per evidenziare il connubio creatività-<a title="Richiedi una consulenza" href="http://www.socialmediamarketing.it/consulenza-social-media/">social media marketing</a>.</p>
<p>Così Heineken ha realizzato una accattivante applicazione per festeggiare San Valentino ed ottenere un bel po&#8217; di engagement passando anche da Youtube e Twitter, dove è possibile seguire <a href="https://twitter.com/#!/heineken" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/heineken?referer=');">@Heineken</a> con gli hashtag creati per l&#8217;iniziativa <a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23Serenade" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/search?q=_23Serenade&amp;referer=');">#Serenade</a>, <a href="https://twitter.com/#!/search/%23Serenadelive" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/search/_23Serenadelive?referer=');">#SerenadeLive</a></p>
<p><iframe width="620" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/57zo8O5pDXc?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Questo il lancio d&#8217;agenzia:</strong></p>
<p>L&#8217;applicazione regala ai giovani di tutto il mondo l’opportunità di organizzare un appuntamento &#8220;leggendario&#8221; con il partner dei propri sogni, creando più di 640 serenate personalizzate in 20 lingue diverse.</p>
<p>L’innamorato in questione potrà creare la propria serenata in soli quattro click, collegandosi alla pagina Facebook di Heineken e accedendo all&#8217;app <a href="http://on.fb.me/HeinekenSerenade" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/on.fb.me/HeinekenSerenade?referer=');">http://on.fb.me/HeinekenSerenade</a>.</p>
<p>In base alle risposte selezionate dal pretendente e al nome della tanto ambita &#8220;dolce metà&#8221;, sarà creata e postata sulla bacheca Facebook di quest’ultima una originalissima serenata cantata e ballata dal cantante inglese Paul Kissaun.</p>
<p>Al termine della serenata, al destinatario non resterà che cliccare sul si, per scegliere se accettare l’invito all’appuntamento, o sul no, per dare un sonoro due di picche.</p>
<p>Il 9 febbraio poi, l’applicazione sarà protagonista di &#8220;Serenade Live&#8221;, un evento internazionale della durata di 8 ore in streaming sul canale YouTube di Heineken, durante il quale gli innamorati di tutto il mondo si cimenteranno nel dedicare romantiche serenate a quella che potrebbe diventare la propria anima gemella.</p>
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		<title>SOPA e PIPA: Facebook, Twitter e Google chiudono o no il 23 gennaio?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 13:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
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		<category><![CDATA[pipa]]></category>
		<category><![CDATA[sopa]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook, Google e Twitter, quasi certamente non chiuderanno. Siccome in Italia è uso e abuso fare articoli sensazionalistici senza citare la fonte ed è altrettanto uso e abuso ricondividere questi articoli senza domandare a chi li ha scritti dove è...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Facebook, Google e Twitter, quasi certamente non chiuderanno.</strong></em></p>
<p>Siccome in Italia è uso e abuso fare articoli sensazionalistici senza citare la fonte ed è altrettanto uso e abuso ricondividere questi articoli senza domandare a chi li ha scritti dove è stata letta la notizia o da chi è stata fornita, anche sul caso della chiusura di Facebook, Twitter, Google ed altri giganti del web, in protesta contro <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act?referer=');">SOPA</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Protect_Intellectual_Property_Act" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.wikipedia.org/wiki/Protect_Intellectual_Property_Act?referer=');">PIPA</a> (così come ha già fatto Wikipedia), c&#8217;è poca chiarezza.</p>
<p><a class="thickbox" title="wikipedia-sopa_t" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4352" rel="same-post-4348"><img class="aligncenter size-full wp-image-4352" title="wikipedia-sopa_t" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/wikipedia-sopa_t.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Andando ad indagare nel web in quelle che dovrebbero essere le fonti ufficiali e cioè <a href="http://blog.facebook.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blog.facebook.com/?referer=');">Blog di Facebook</a>, <a href="http://blog.twitter.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blog.twitter.com/?referer=');">Blog di Google</a> e <a href="http://googleblog.blogspot.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/googleblog.blogspot.com/?referer=');">Blog di Twitter</a>, non si parla mai di chiusura, si fa solamente <a href="http://googleblog.blogspot.com/2012/01/dont-censor-web.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/googleblog.blogspot.com/2012/01/dont-censor-web.html?referer=');">qualche appello contro la censura</a>.</p>
<p>Google, da parte sua, ha creato una <a href="https://www.google.com/landing/takeaction/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.google.com/landing/takeaction/?referer=');">landing page con appello e sottoscrizione</a> (e già questo mi farebbe pensare che è un modo per non chiudere) ed <a href="https://plus.google.com/115984868678744352358/posts/Gas8vjZ5fmB" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/plus.google.com/115984868678744352358/posts/Gas8vjZ5fmB?referer=');">ha dato istruzioni per chi volesse segnalare a Google il blackout del proprio sito</a>.</p>
<p>E&#8217; del 18 gennaio un <a href="http://mashable.com/2012/01/18/sopa-and-pipa-facebook/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/mashable.com/2012/01/18/sopa-and-pipa-facebook/?referer=');">post di Chris Taylor su Mashable</a> che invita Zuckerberg a chiudere Facebook per un giorno citando una dichiarazione di quest&#8217;ultimo rilasciata su Facebook (<em><a href="https://www.facebook.com/zuck/posts/10100210345757211" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/zuck/posts/10100210345757211?referer=');">leggi le ultime parole di Zuckerberg su Facebook contro SOPA e PIPA</a></em>).</p>
<p>Quella di Zuckerberg, fino ad ora (20/1/2012 ore 13:24), è l&#8217;ultima dichiarazione rilasciata ed anche l&#8217;ultimo update fatto su Facebook. Inoltre il fatto che sia stato annunciato ieri<a href="http://www.socialmediamarketing.it/facebook-opengraph-actions/"> Open Graph</a> porta a pensare ad una quasi impossibile chiusura, vista la fibrillazione sull&#8217;argomento.</p>
<p>Resta per ora inevasa una<a href="https://twitter.com/#!/joseo/status/160332781019340800" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/joseo/status/160332781019340800?referer=');"> mia domanda all&#8217;account Twitter di Google</a> e a <a href="https://twitter.com/#!/joseo/status/160340949178912769" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/_/joseo/status/160340949178912769?referer=');">Matt Cutts</a> più un messaggio a Zuckerberg su Facebook .</p>
<p>Nell&#8217;attesa speranzosa (e speriamo non vana), chiunque leggesse questo post è invitato ad apportare fonti che possano chiarire l&#8217;argomento, purché siano fonti ufficiali, altrimenti fanno bene alcuni giornalisti a criticare alcuni blogger.</p>
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		<title>Open Graph ed Actions, ecco cosa cambia su Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[like]]></category>
		<category><![CDATA[open graph]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[privacy facebook]]></category>
		<category><![CDATA[timeline]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo Facebook Open Graph era già stato annunciato qualche tempo fa durante l&#8217;F8, dove dopo la Timeline ha rappresentato la novità più attesa, soprattutto tra gli sviluppatori. Ora la trepidazione è finita perché da qualche ora è ufficialmente finito...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-4327" title="Facebook Open Graph" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/Facebook_Open_Graph_ShopTab.png" alt="facebook open graph" width="441" height="321" /></p>
<p>Il nuovo <strong>Facebook Open Graph</strong> era già stato annunciato qualche tempo fa durante l&#8217;F8, dove dopo la Timeline ha rappresentato la novità più attesa, soprattutto tra gli sviluppatori. Ora la trepidazione è finita perché da qualche ora è ufficialmente finito il paradigma del <em>Like</em> per cedere il passo a quello delle <em>Actions</em>. Una vera e propria rivoluzione se pensiamo alle infinite finestre creative a cui assisteremo nei prossimi mesi.</p>
<h2>Come funziona Open Graph?</h2>
<p>Il nuovo Facebook Open Graph consente agli sviluppatori di applicazioni di terze parti di esplorare a fondo il social graph di Facebook in modo da consentire la condivisione sulla timeline di un gran numero di nuovi verbi: non più soltanto <em>mi piace</em> o <em>ha pubblicato</em>, ma anche <em>ha cucinato</em>, <em>ha corso</em>, <em>ha letto</em>, <em>ha visto</em>, <strong><em>ha comprato</em></strong>, ecc. Perché ogni volta che un utente leggerà un articolo su un giornale online, ascolterà una canzone, o avrà visto un film, questa attività verrà pubblicata sulla sua <a href="http://www.socialmediamarketing.it/facebook-timeline/">Timeline</a> e condivisa con gli amici.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="thickbox" title="open graph" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4338" rel="same-post-4319"><img class="aligncenter  wp-image-4338" title="open graph" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/open-graph.jpg" alt="facebook open graph" width="586" height="605" /></a></p>
<p>Tutti i siti esterni a <a href="http://www.socialmediamarketing.it/temi/facebook/">Facebook</a> possono interagire con il social network semplicemente integrando Open Graph tramite un&#8217;applicazione - il cui unico limite alle attività che si possono creare è dato solo dalla fantasia dello sviluppatore - il tutto in maniera praticamente automatica. Non è escluso che a breve saremo inondati da contenuti che gli utenti pubblicano sulla Timeline di Facebook, senza che questi nemmeno accedano al loro profilo, rendendo così la propria Timeline una vera e propria registrazione puntuale di tutto ciò che accade nelle proprie attività online.</p>
<h2>Cosa significa l&#8217;Open Graph per Facebook?</h2>
<p>Con il rilascio di Open Graph, Facebook dà una bella accelerata al desiderio di diventare l&#8217;hub centrale di tutte le attività online delle persone. Desiderio che si è delineato in maniera più netta negli ultimi due anni. Il ritorno in termini di monetizzazione di questo processo è spaventoso se pensiamo alla quantità di dati e preferenze che &#8211; più o meno spontaneamente &#8211; &#8220;doneremo&#8221; a Facebook. Le applicazioni sempre più personalizzate consentiranno di profilare sempre meglio gli utenti e sappiamo bene come dagli albori del web marketing, maggiore è la precisione della profilazione e più valore ha quel contatto.</p>
<h2>E la privacy?</h2>
<p>Lo stesso concetto di privacy &#8211; <em>o meglio la sua percezione da parte degli utenti</em> &#8211; negli ultimi tempi si è molto modificato. Sicuramente con il rilascio di Open Graph il confine tra ciò che va protetto e ciò che va condiviso diventa molto più labile. Ad ogni modo ciascuna applicazione Open Graph installata potrà essere impostata a diversi livelli di privacy, così come sarà possibile stabilire e modificare chi potrà vedere e chi no le proprie attività. Inoltre ci sarà la possibilità di eliminare i singoli post pubblicati in automatico o revocare i permessi di pubblicazione.</p>
<p>Ancora di più che in passato la nostra storia online viene affidata nelle mani di un unico custode. Coinvolgimento e condivisione in cambio di quello che facciamo. Ne varrà la pena?</p>
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		<title>Acquistare e leggere Il Fatto Quotidiano su Facebook con i crediti o via sms</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/acquistare-e-leggere-il-fatto-quotidiano-su-facebook-con-i-crediti-o-via-sms/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sui perché della crisi dei quotidiani mi sono fatto qualche idea: Si è mangiato troppo con i contributi statali Come la politica, ci si è dimenticati del territorio, la vera linfa  per questo tipo di attività La troppa compiacenza verso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sui perché della crisi dei quotidiani mi sono fatto qualche idea:</p>
<ol>
<li>Si è mangiato troppo con i contributi statali</li>
<li>Come la politica, ci si è dimenticati del territorio, la vera linfa  per questo tipo di attività</li>
<li>La troppa compiacenza verso il potere ha notevolmente ridotto la qualità analitica e critica dei vari quotidiani</li>
<li>Si è avuta troppa paura delle nuove tecnologie e dei nuovi media, visti come uno spauracchio non come un qualcosa in più</li>
</ol>
<p>Non sono affatto d&#8217;accordo con coloro che vedono in Twitter il nuovo modello di giornalismo (forse è un nuovo modello non &#8220;il&#8221;). Non sono affatto d&#8217;accordo con coloro che spingono i nuovi device tecnologici per la fruizione di contenuti a discapito della carta stampata.<br />
Ci sono diversi momenti nella fruizione di un contenuto e per ogni momento può essere utile un device o l&#8217;altro.</p>
<p>Questo cappello è doveroso perché Il Fatto Quotidiano, da due anni, è la novità editoriale italiana che ha smosso le acque nell&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Come?</strong> Semplice: facendo giornalismo.</p>
<p>Il quotidiano, tacciato qualche volta di populismo o di versione sinistroide del Giornale e Libero, nonostante le buone vendite del cartaceo ed un buon andamento degli abbonamenti, non ha affatto trascurato i social media, anzi, per dirne una è diventato immediatamente uno dei quotidiani più seguiti su Facebook.</p>
<p><strong>Così viene lanciata un&#8217;applicazione per l&#8217;acquisto e la lettura del giornale direttamente su Facebook.</strong></p>
<p>Ecco come funziona.</p>
<p>Seguendo il link <a href="http://apps.facebook.com/ilfattoquotidiano/?p=ilfattoquotidiano" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/apps.facebook.com/ilfattoquotidiano/?p=ilfattoquotidiano&amp;referer=');">http://apps.facebook.com/ilfattoquotidiano/?p=ilfattoquotidiano</a> si arriva qui</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4287" title="fattoquotidiano" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/fattoquotidiano.png" alt="" width="593" height="611" /></p>
<p>Il giornale è disponibile per 15 minuti in forma gratuita, fruibile grazie a<a href="http://www.paperlit.com/site/default.php" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.paperlit.com/site/default.php?referer=');"> Paperlit</a>, terminati questi è possibile acquistarlo con i crediti Facebook se a disposizione, o con un pagamento via sms e carta di credito al costo di 1 euro anziché 1,20 del cartaceo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Se si vuole acquistare con cellulare, è molto semplice andare avanti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4289" title="Acquisto fatto quotidiano facebook" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/acquisto-fatto-quotidiano-facebook.png" alt="acquisto fatto quotidiano su facebook con cellulare" width="584" height="571" /></p>
<p style="text-align: center;">Si inserisce il proprio numero di cellulare o si sceglie un altro metodo di pagamento</p>
<p style="text-align: center;"><a title="compra con cellulare" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4290" rel="same-post-4286"><img class="aligncenter size-full wp-image-4290" title="compra con cellulare" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/compra-con-cellulare.png" alt="" width="582" height="510" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4291" title="acquisto fatto quotidiano facebook 2" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/acquisto-fatto-quotidiano-facebook-2.png" alt="acquisto fatto quotidiano facebook 2" width="582" height="509" /></p>
<p style="text-align: center;">Si riceve il codice sul cellulare e poi si inserisce. Cliccato l&#8217;invio, il giornale resta a disposizione dell&#8217;utente.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4292" title="codice acquisto fatto facebook" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2012/01/codice-acquisto-fatto-facebook.png" alt="codice acquisto fatto quotidiano su facebook" width="582" height="509" /></p>
<p style="text-align: left;">Apprezzo molto l&#8217;iniziativa e per questo la segnalo anche se <a href="http://www.facebook.com/ilFattoQuotidiano/posts/277723185614320" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/ilFattoQuotidiano/posts/277723185614320?referer=');">sulla pagina del Fatto</a> c&#8217;è già chi si lamenta (un edicolante).</p>
<p style="text-align: left;">Fossi in lui me la prenderei con la pochezza degli altri quotidiani.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Wind: quando un&#8217;attività promozionale deve trasformarsi, per forza di cose, in customer care</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/wind-facebook-promozioni-customercare/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 14:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[customer care]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[promozioni]]></category>
		<category><![CDATA[wind]]></category>

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		<description><![CDATA[Copio incollo ciò che ho già scritto sulla nostra pagina fan (breve ma forse utile): La Wind segnala un&#8217;offerta, qualche utente resta on-topic ma molti altri commentano chiedendo di risolvere varie problematiche, trasformando così il post in un ufficio reclami. L&#8217;account...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Copio incollo ciò che ho già scritto<a href="http://www.facebook.com/SocialMediaMarketing.it?ref=ts" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/SocialMediaMarketing.it?ref=ts&amp;referer=');"> sulla nostra pagina fan</a> (breve ma forse utile):</p>
<p>La <a href="http://www.facebook.com/Wind/posts/253555924706010" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/Wind/posts/253555924706010?referer=');">Wind segnala un&#8217;offerta</a>, qualche utente resta on-topic ma molti altri commentano chiedendo di risolvere varie problematiche, trasformando così il post in un ufficio reclami. L&#8217;account Wind risponde<strong> colpo su colpo</strong> mantenendo la calma.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="wind-facebook" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4212" rel="same-post-4209"><img class="aligncenter size-full wp-image-4212" title="wind-facebook" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/12/wind-facebook.png" alt="wind pagina fan facebook" width="533" height="550" /></a></p>
<p>Questo è un chiaro esempio di scollamento tra azienda e social media, dove sui social media si lavora bene ma i vari problemi dell&#8217;azienda prendono il sopravvento.</p>
<p>Chi gestisce l&#8217;account si trova costretto a rispondere a commenti off-topic, perdendo così tempo rispetto all&#8217;organizzazione del lavoro schedulata nonostante una <a href="http://www.facebook.com/Wind?sk=app_238071316241627" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/Wind?sk=app_238071316241627&amp;referer=');">Netiquette</a> ovviamente trascurata dagli utenti.</p>
<p><strong>Gestire la crisi è ok</strong>, ma ogni tanto bisognerebbe pensare a <strong>prevenirla</strong>, anche perché certi tipi di responsabilità non dovrebbero ricadere su chi non ha alcuna colpa o meglio, è lì per svolgere tutt&#8217;altra attività.</p>
<p>Chi gestisce i social media, troppo spesso, si trova a dover fare (bene) cose che altri non hanno fatto o hanno fatto male.</p>
<p>È ora di cambiare.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>60.000 caratteri per uno status su Facebook non uccidono la Blogosfera</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/60-000-caratteri-per-uno-status-su-facebook-non-uccidono-la-blogosfera/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogging]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook da oggi consente l&#8217;update di status con oltre sessantamila caratteri (pare 63.206). Sarà così possibile scrivere veri e propri romanzi sul proprio status, &#8220;perdere&#8221; intere giornate a leggere quelli degli altri, aumentando così il proprio tempo speso sul social...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facebook da oggi consente l&#8217;update di status con oltre sessantamila caratteri (pare 63.206).</p>
<p><a class="thickbox" title="facebook aumento carrateri status" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4188" rel="same-post-4187"><img class="aligncenter size-full wp-image-4188" title="facebook aumento carrateri status" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/12/text_too_long.jpg" alt="" width="350" height="235" /></a></p>
<p>Sarà così possibile scrivere veri e propri romanzi sul proprio status, &#8220;perdere&#8221; intere giornate a leggere quelli degli altri, <strong>aumentando così il proprio tempo speso sul social network</strong> a discapito dei concorrenti.</p>
<p>Tralasciando altri utilizzi possibili di questo aggiornamento, vorrei focalizzarmi su quanti dicono che la <a href="http://francescopiccinelli.wordpress.com/2011/12/01/facebook-uccide-la-blogosfera/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/francescopiccinelli.wordpress.com/2011/12/01/facebook-uccide-la-blogosfera/?referer=');">blogsfera stia morendo a causa di Facebook</a> (Francesco, spero che il tuo sia un post provocatorio), secondo me in modo troppo allarmistico.  Francesco sostiene che le visite al suo blog da Facebook siano aumentate a discapito di Google. Non che sia un male ma, ad esempio, per questo blog è l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>Ci sono tutta una serie di contenuti che su Facebook non potrebbero vivere, che alle persone non interessano mentre sono sui social network, ma che sicuramente poi cercano sui motori, perché sono differenti i bisogni che si attivano tra la ricerca e l&#8217;attività social.</p>
<p>Se è vero che &#8220;nella blogosfera si è rotto qualcosa&#8221; (e la colpa è nostra), è anche vero che Facebook (con Twitter)<strong> ha cambiato il nostro modo di fruire contenuti</strong> e di crearli (è infatti sempre più difficile creare post di senso compiuto senza sentirsi attanagliati dalla fretta di dover andare a leggere ciò che pensano/aggiornano gli altri).</p>
<p>Aggiungo poi che dobbiamo essere noi capaci di manipolare la tecnologia, senza esserne vittime. Dobbiamo ottimizzare i tempi, migliorare le nostre capacità analitiche, essere più performanti nella scrittura.</p>
<p>La mia stima nella gran parte dell&#8217;utenza che popola Facebook è sempre stata<strong> minima</strong>. Basti guardare tra i propri contatti per farsi un&#8217;idea di quanto gli aggiornamenti di tipo politico/culturale/di analisi non siano mai delle disamine accurate ma giudizi sparati lì per brevità.<strong> La gran parte di questi utenti non possiede un blog</strong>, se l&#8217;ha posseduto l&#8217;ha ucciso sul nascere e, tendenzialmente, non ha una gran cultura della rete. Inoltre,  star su Facebook a scrivere un post chilometrico è sconveniente. Nel frattempo accadono troppe cose e non possiamo perdercele.</p>
<h2>Si può dire quindi che Facebook uccide la blogosfera? No.</h2>
<p><strong>I veri responsabili del cambiamento, nonostante il traino dei social network sia potente, siamo noi. Siamo noi che possiamo far sì che il blog non muoia.</strong></p>
<p>Come? <strong>Aggiornandolo</strong> con contenuti interessanti, <strong>linkandoci</strong> reciprocamente, ricordando che il <strong>commento</strong> ad un altro post è preziosissimo, oltre che per la propria visibilità e quella sui motori di ricerca, è linfa vitale per chi scrive, perché è così che ci si sente all&#8217;interno di una rete dove si condividono i propri pensieri, si accresce la propria cultura e si crea un sapere condiviso e fruibile da tutti (quest&#8217;ultima cosa, la più importante).<br />
Insomma,<strong> basta non dimenticare le basi fondamentali del blogging</strong>.</p>
<p>I social network sono stati dei facilitatori, hanno creato la base su cui spalmare la nostra pigrizia. Non dobbiamo arrenderci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Goldenpoint e Facebook, una case history di engagement e CRM</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/goldenpoint-facebook-case-history-engagement-crm/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/goldenpoint-facebook-case-history-engagement-crm/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 11:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[goldenpoint]]></category>
		<category><![CDATA[strategie social media]]></category>

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		<description><![CDATA[La strategia attuata da Goldenpoint con la consulenza strategica e creativa di 90:10 e MagillaGuerrilla è sicuramente una case history interessante dalla quale si evince come una marca solida abbia deciso di scommettere seriamente sul social media marketing, perché la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La strategia attuata da <a href="http://www.goldenpointonline.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.goldenpointonline.com/?referer=');">Goldenpoint</a> con la consulenza strategica e creativa di <a href="http://ninety10group.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/ninety10group.com/?referer=');">90:10</a> e <a href="http://magillaguerrilla.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/magillaguerrilla.it/?referer=');">MagillaGuerrilla </a>è sicuramente una <a href="http://www.socialmediamarketing.it/temi/case-history/">case history</a> interessante dalla quale si evince come una marca solida abbia deciso di scommettere seriamente sul social media marketing, perché la crescita, l&#8217;innovazione  e la relazione con la clientela passano da qui.</p>
<p>Emerge soprattutto come siano necessarie azioni di stimolo per creare o migliorare l&#8217;engagement con i fan.</p>
<p><a class="thickbox" title="goldenpoint welcome" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4105" rel="same-post-4104"><img class="aligncenter size-full wp-image-4105" title="goldenpoint welcome" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/goldenpoint-welcome.jpg" alt="" width="433" height="564" /></a></p>
<p>Goldenpoint (Golden Lady Company) ha deciso di integrare i social media alla propria strategia di comunicazione a fine del 2010, ma è nel 2011 che dopo aver ascoltato i bisogni dei suoi utenti online che ha deciso di impegarsi a creare un rapporto di fiducia e di condivisione con i suoi fan e clienti.</p>
<p>Sulla <a href="http://www.facebook.com/goldenpointonline" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/goldenpointonline?referer=');">pagina Facebook ufficiale di Goldenpoint</a> si sceglie subito un approccio conversazionale e non solamente unidirezionale in modo da accrescere e migliorare eventuali lacune grazie ai consigli e le richieste dei fan. Così la pagina è vissuta come una vera e propria <strong>community con funzioni di customer service</strong>.</p>
<p>Oltre a questo, di fondamentale importanza è stato il coinvolgimento delle fashion blogger per creare un circuito virtuoso nel quale discutere delle nuove tendenze ed avere punti di vista sulle nuove collezioni.</p>
<p>Con l&#8217;attività &#8220;Sogno d&#8217;estate&#8221;, è stata l&#8217;occasione di mettere al centro non solo le blogger ma gli stessi utenti, dando loro la possibilità di decidere il costume da bagno preferito dai fan. Sui costumi più votati è stata applicata una promozione appositamente per la community.</p>
<p>Attraverso l&#8217;evento <strong>Vogue Fashion Night Out</strong> dello scorso settembre, Goldenpoint ha deciso di creare un vero link tra le attività online e offline e sopratutto un contatto tra il mondo della moda e gli utenti. Anche qui le fashion blogger hanno avuto un ruolo significativo, infatti, durante le due serate a Milano e Roma nove di queste si sono trasformate in Personal Shopper, prendosi cura degli invitati della serta. Le foto degli outfit sono stati postati in tempo reale sulla pagina Facebook dove è stato possibile seguire l&#8217;evento anche da casa.</p>
<p>In seguito a questo evento offline Goldenpoint si lancia in una nuova avventura con l&#8217;attività Personal Shopper (<a href="http://www.socialmediamarketing.it/goldenpoint-facebook-case-history-engagement-crm/comunicato-definitivo-golden-point-personal-shopper/" rel="attachment wp-att-4109">comunicato definitivo Golden Point Personal Shopper</a>) (<a href="https://www.facebook.com/goldenpointonline?sk=app_145217345577080" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/goldenpointonline?sk=app_145217345577080&amp;referer=');">https://www.facebook.com/goldenpointonline?sk=app_145217345577080</a>), che vede 9 blogger sfidarsi su Facebook e sul minisito dedicato attraverso la loro creatività in tema di stile e moda.</p>
<p><a class="thickbox" title="Goldenpoint Personal shopper" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4106" rel="same-post-4104"><img class="aligncenter size-full wp-image-4106" title="Goldenpoint Personal shopper" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/Goldenpoint-Personal-shopper.jpg" alt="" width="547" height="589" /></a></p>
<p>Le  blogger sono state chiamate a scegliere tra i capi della nuova collezione e creare dei loro outfit ambientati in 4 occasioni diverse della giornata. Le blogger si sono sfidate tra loro direttamente sull&#8217;app Facebook e le più votate saranno infatti elette le Personal Shopper ufficiali Goldenpoint, dando la possibilità a tre utenti di vincere una giornata dedicata allo shopping e ai consigli di moda insieme a loro usufruendo di una carta prepagata di 300 Euro da utilizzare in questa occasione all&#8217;interno del Goldenpoint. Dopo soli pochi giorni quasi 1000 partecipanti al concorso.</p>
<p><a class="thickbox" title="PSclassifica1" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4107" rel="same-post-4104"><img class="aligncenter size-full wp-image-4107" title="PSclassifica1" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/PSclassifica1.jpg" alt="" width="306" height="416" /></a></p>
<p>Lobiettivo è stato quello di creare un esperienza multicanale online-offline sia per la marca che per i consumatori partecipanti. La partecipazione delle blogger e degli utenti ha conseguito di creare un esposizione naturale dell&#8217;attività, l&#8217;utente votando può allo stesso tempo invitare altri amici a partecipare direttamente postando la preferenza sulla sua bacheca.</p>
<h2>Dati:</h2>
<p>&gt; Nuovi fan 11k in una settima e 1/2 (mancano ancora 5 giorni alla fine del concorso)<br />
&gt; Viralizzazione naturale dell&#8217;aplicazione grazie alla partecipazione delle blogger<br />
&gt; Maggiore percentuale di Engagement degli utenti con i post della pagina Facebook<br />
&gt; Oltre 50 post nella prima settimana del concorso<br />
&gt; Oltre 15k voti assegnati alle blogger<br />
&gt; Un aumento delle richieste di informazioni sui prodotti in grado di sfruttare il piano di CRM adattato ai social media.<br />
&gt; Miglioramento del posizionamento della marca in termini di brand di moda.</p>
<p>Goldenpoint decide di credere fino in fondo alla sua presenza negli spazi conversazionali e alla sua community, tanto da dedicare il catalogo al mondo dei social media ed integrando la comunicazione del concorso &#8220;Personal Shopper&#8221; su Facebook anche nello spot TV in onda in questi giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><object width="620" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cSHtPzS0peo?version=3&#038;feature=oembed"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/cSHtPzS0peo?version=3&#038;feature=oembed" type="application/x-shockwave-flash" width="620" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Mi piace, like, me gusta, gefällt mir: uno studio trans-linguistico sull´uso del &#8220;mi piace&#8221; di Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Survey & Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[like]]></category>
		<category><![CDATA[mi piace]]></category>

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		<description><![CDATA[ bab.la, un portale dedicato al linguaggio, ha recentemente prodotto uno studio molto interessante che riguarda il modo in cui differenti popolazioni approcciano al like button o &#8220;mi piace&#8221; su determinati siti. Esiste un approccio emozionale o è solo una questione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bab.la/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/bab.la/?referer=');"> bab.la</a>, un portale dedicato al linguaggio, ha recentemente prodotto uno studio molto interessante che riguarda il modo in cui <strong>differenti popolazioni approcciano al like button o &#8220;mi piace&#8221; su determinati siti</strong>. Esiste un approccio emozionale o è solo una questione di dove posizionare i vari bottoni nell&#8217; architettura del sito?</p>
<p>Un po&#8217; e un po&#8217;, ma è sicuro da quello che emerge in quest&#8217;analisi, che alcuni popoli sono più propensi a premere il bottone del like perché forse hanno capito che compiendo quella semplice azione stanno sottoscrivendo aggiornamenti sul sito dove spendono la maggior parte del tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ma vediamo insieme quali sono i risultati di questa analisi:</strong></p>
<p>I social media sono diventati una parte integrante del web, e il pulsante &#8220;mi piace&#8221; è forse l´esempio più lampante di quanto oggi sia facile &#8220;integrare&#8221; elementi dei social media nei nostri siti. Per questo motivo, dopo le ultime due guide introduttive sul web marketing (una guida su Twitter (<a href="http://blog.bab.la/2011/07/07/twitter-business-guide-communication-and-marketing/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blog.bab.la/2011/07/07/twitter-business-guide-communication-and-marketing/?referer=');">http://blog.bab.la/2011/07/07/twitter-business-guide-communication-and-marketing/</a>) e un&#8217;altra sul monitoraggio dei social media (<a href="http://blog.bab.la/2011/04/11/social-media-monitoring-at-zero-costs/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blog.bab.la/2011/04/11/social-media-monitoring-at-zero-costs/?referer=');">http://blog.bab.la/2011/04/11/social-media-monitoring-at-zero-costs/</a>), abbiamo deciso di fare un po&#8217; di conti e condividere alcune statistiche sull´uso del &#8220;mi piace&#8221; tra i parlanti di lingue diverse. Dato che il nostro portale linguistico (<a href="http://it.bab.la/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/it.bab.la/?referer=');">http://it.bab.la/</a>) è disponibile (e usato) in 19 lingue, abbiamo avuto la preziosa opportunità di confrontare servizi uguali per paesi diversi.</p>
<p><strong>Alcune premesse prima di passare ai numeri:</strong></p>
<p>- Abbiamo contato i mi piace relativi ai nostri dizionari online dalla primavera scorsa – quando è stata aggiunta questa funzione – fino al 31 Agosto di quest´anno. I mi piace sono suddivisi per lingua (bab.la è suddiviso in sottodomini a seconda della lingua).<br />
- Per il numero di utenti Internet per paese e il numero di utenti Facebook per paese si è fatto riferimento ai dati di Internetworldstats (http://internetworldstats.com/). Si tratta di snapshot e cifre abbastanza recenti (risalenti rispettivamente a Marzo e Giugno del 2011) ma che non sono attendibili al 100% (abbiamo confrontato il numero di mi piace per l´intero periodo con il numero di utenti relativi ad un periodo di tempo determinato). Ciò nonostante, riteniamo che la distanza temporale sia abbastanza esigua da rendere possibile questo tipo di confronto.<br />
- Per il numero dei nostri visitatori si è fatto riferimento ai dati di Google Analytics. Abbiamo parallelamente raggruppato i mi piace e gli utenti di bab.la in base alla lingua. Per alcuni paesi (come la Svizzera), in cui si parla più di una lingua, abbiamo dovuto scegliere di raggrupparli soltanto sotto una di queste lingue, in base a quale sottodominio veniva usato con maggiore frequenza.</p>
<p>Passiamo ora ai numeri. Il primo grafico mostra i dati grezzi: il numero di mi piace per lingua. Come possiamo vedere, lo spagnolo, il portoghese e l´inglese hanno più di 700 mi piace: queste sono, infatti, le comunità linguistiche più numerose. Dall´altro lato ci sono il giapponese e il nederlandese con meno di 50 mi piace. Queste cifre, sebbene necessarie, hanno un´importanza limitata, dato che non prendono in considerazione la percentuale di utenti di Facebook in ciascuna comunità linguistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Grafico 1: Numero di &#8220;mi piace&#8221; per dizionario in base alla lingua</strong></p>
<p><a title=" Numero di mi piace per dizionario in base alla lingua" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4054" rel="same-post-4050"><img class="aligncenter size-full wp-image-4054" title=" Numero di mi piace per dizionario in base alla lingua" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/10/graph1.png" alt="" width="450" height="289" /></a></p>
<p>Il secondo grafico è essenziale per arrivare ai risultati che questo studio si propone di raggiungere. Qui è riportata la percentuale di utenti di Internet con un profilo Facebook suddivisi per comunità linguistica.<br />
Tra i risultati più interessanti va notato che gli utenti di Internet di lingua turca sono particolarmente devoti a Facebook: quasi l´80% ha un account. Utilizzano Facebook quasi i 2/3 degli utenti di lingua spagnola, italiana e inglese. Tra i mercati più deboli troviamo la Russia e il Giappone, con rispettivamente soltanto l´8% e il 4% circa di utenti registrati su Facebook. Il social media più usato in Giappone è Mixi, mentre molto usato in Russia è VK, ed è questo il motivo alla base del minor numero di mi piace in queste lingue.<br />
<strong>Grafico 2: Percentuale utenti Facebook per lingua (Giugno 2011)</strong></p>
<p><a title="Percentuale utenti Facebook per lingua" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4055" rel="same-post-4050"><img class="aligncenter size-full wp-image-4055" title="Percentuale utenti Facebook per lingua" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/10/graph2.png" alt="" width="450" height="283" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chi sono allora gli utenti più &#8220;entusiasti&#8221;?</strong></p>
<p>Questi sono i primi risultati esclusivi che possiamo analizzare in questo studio. Se è vero che prima abbiamo stabilito che la percentuale di utenti iscritti a Facebook che parlano il russo è molto bassa se confrontata con quella dei parlanti di altre lingue, questa piccola percentuale di utenti è molto attiva e disposta a cliccare sul pulsante mi piace: i nostri dizionari piacciono a un visitatore su 337.<br />
I polacchi sono in seconda posizione – sebbene molto distanti dalla prima – con un mi piace ogni 1.452 visitatori. In terza posizione troviamo i giapponesi, i quali come i russi costituiscono una piccola ma dinamica comunità su Facebook. Tra i più restii a cliccare sul mi piace, gli italiani, gli svedesi e in coda i nederlandesi, con un mi piace rispettivamente ogni 4.795, 5.583 e 6.109 visitatori – nonostante Facebook sia molto usato in questi paesi, soprattutto in Italia dove il 65% degli utenti di Internet ha un profilo Facebook.<br />
<strong>Grafico 3: Numero di visitatori necessario per ottenere un mi piace</strong></p>
<p><a title=" Numero di visitatori necessario per ottenere un mi piace" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4056" rel="same-post-4050"><img class="aligncenter size-full wp-image-4056" title=" Numero di visitatori necessario per ottenere un mi piace" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/10/graoh3.png" alt="" width="450" height="291" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come confrontare il numero di mi piace tra le diverse lingue?</strong></p>
<p>Data la specificità del servizio da noi offerto, abbiamo operato una piccola &#8220;ristrutturazione&#8221; dei dati. In questo modo è più facile interpretare i risultati per tutti i tipi di attività, non solo la nostra. Prendendo il russo come modello in base al quale stabilire la difficoltà di ottenere un mi piace, si avranno i seguenti risultati:<br />
<strong>Tabella 1: Livello di difficoltà nell´ottenere un mi piace per lingua</strong></p>
<p><a title="livello di difficoltà nell'ottenere un mi piace per lingua" href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4057" rel="same-post-4050"><img class="aligncenter size-full wp-image-4057" title="livello di difficoltà nell'ottenere un mi piace per lingua" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/10/table1.png" alt="" width="310" height="365" /></a></p>
<p><strong>Possiamo dividere le comunità linguistiche in tre categorie: spontanei (dai 3 ai 7 punti), riflessivi (dagli 8 agli 11 punti) e restii (12 o più punti)</strong>.</p>
<p>Come già specificato, la comunità dei parlanti di lingua russa è di gran lunga quella più propensa a cliccare sul mi piace, nonostante la bassa percentuale di utenti di Facebook. Allo stesso modo, i polacchi, i giapponesi e i portoghesi sono abbastanza propensi al clic, sebbene meno di un terzo degli utenti di Internet siano registrati su Facebook.<br />
Sul fondo della tabella, gli svedesi e gli italiani, tra i quali Facebook è molto utilizzato (più del 50% degli utenti di Internet è anche utente di Facebook). Nonostante ciò entrambe le comunità linguistiche sono restie a cliccare sul pulsante mi piace. Anche tra gli spagnoli, i francesi e i turchi ci sono molti utenti di Facebook, e ciò è vero soprattutto per i turchi e gli spagnoli, che occupano rispettivamente il primo e il secondo posto.</p>
<p>Ciò nonostante si tratta di utenti &#8220;riflessivi&#8221;, per i quali è richiesto uno sforzo in più se si vuole ottenere un mi piace. Gli olandesi costituiscono l´unica eccezione rispetto a questa tendenza: cliccano poco sul mi piace, ma allo stesso tempo Facebook non è molto utilizzato (appena il 30% degli utenti di Internet ha un profilo Facebook).<br />
Come confrontare l´approccio al &#8220;mi piace&#8221; in diverse comunità linguistiche?<br />
Il risultato di questa analisi è che quanto più Facebook è usato in un paese, tanto più sarà difficile che gli utenti di questo paese clicchino sul pulsante mi piace. Comunità più piccole, invece, sono più disposte a cliccarvi.</p>
<p><strong>Riportiamo di seguito tre spiegazioni possibili per quanto affermato:</strong></p>
<p>1. Paesi e lingue diverse hanno un diverso approccio al pulsante &#8220;mi piace&#8221;.</p>
<p>2. Gli utenti precoci sono più inclini a cliccarvi rispetto a coloro che utilizzano Facebook da più tempo.</p>
<p>3. Dato che in Russia, Giappone e Brasile ci sono social network nazionali molto usati, gli utenti interessati alle culture e alle lingue straniere sono più inclini a usare Facebook come social network internazionale. Sarà quindi più facile che a questi ultimi &#8220;piaccia&#8221; un portale linguistico.</p>
<p>Nella tabella sottostante, è possibile vedere il rapporto che c´è tra il numero di utenti di Facebook (in percentuale rispetto al numero di utenti di Internet) e il livello di difficoltà. Se si escludono Russia, Giappone e Brasile, per i quali non è possibile individuare alcun comportamento ricorrente, e la deviazione estrema dei paesi di lingua nederlandese e turca, è possibile notare che il livello di difficoltà è proporzionale al numero di utenti di Facebook in un paese. Il che conferma (almeno in parte) quanto affermato al punto 2. La spiegazione più plausibile risulta essere la prima. Quindi, in conclusione è possibile affermare che l´approccio al &#8220;mi piace&#8221; cambia a seconda della lingua e del paese.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Grafico 4: penetrazione tra gli utenti Facebook (% del totale utenti Internet) rispetto al livello di difficoltà.</strong></p>
<p><a title="penetrazione tra gli utenti Facebook (% del totale utenti Internet) rispetto al livello di difficoltà." href="http://www.socialmediamarketing.it/?attachment_id=4058" rel="same-post-4050"><img class="aligncenter size-full wp-image-4058" title="penetrazione tra gli utenti Facebook (% del totale utenti Internet) rispetto al livello di difficoltà." src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/10/graph4.png" alt="" width="450" height="264" /></a></p>
<p>Speriamo che la nostra piccola analisi vi sia piaciuta. Ci farebbe molto piacere sapere cosa ne pensate!<br />
Jean e Andreas</p>
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