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	<title>SocialMediaMarketing.it &#187; Case history</title>
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	<description>Visioni e strategie di Social Media Marketing</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 19:01:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>#Nofreejobs, il cause-related social media marketing che parte dal basso [case study]</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 14:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ciracì</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[nofreejobs]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa è il viral e cosa permette a dei contenuti di diventare virale? Difficile rispondere a questa domanda perché penso che quando qualcosa diventa virale nella rete, al 99% l&#8217;ideatore dell&#8217;iniziativa non aveva la benché minima idea di quello che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa è il viral </strong>e cosa permette a dei contenuti di diventare virale? Difficile rispondere a questa domanda perché penso che quando qualcosa diventa virale nella rete, al 99% l&#8217;ideatore dell&#8217;iniziativa non aveva la benché minima idea di quello che sarebbe accaduto. Lasciate perdere i maghi del virale che vi dicono di essere esperti di viral marketing o altre parolone fighe perché, se ci fate caso, dietro a tali azioni, al 99% (di nuovo) ci sono dietro brand o prodotti così noti, appetibili o già super posizionati (esempio un comunissimo energy drink di nome RedBull) che virali ci diventano da soli, a maggior ragione se la campagna di marketing virale a sostegno di tutto questo ha richiesto un investimento di migliaia di euro, cosa che possono permettersi solo i big brand.</p>
<p>Per me dietro ad azioni virali ci sono quasi sempre <strong>contenuti che nascono dal basso, dall&#8217;utente comune e che sposa una causa sociale sentita da diversi soggetti a lui omogenei</strong>. Nella rete è capitato più volte e recentemente questa tipologia di viralità ha riguardato anche il caso <a href="http://www.nofreejobs.it/" title="nofreejobs" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.nofreejobs.it/?referer=');">Nofreejobs</a>, di cui probabilmente avrete sentito già parlare, il movimento partito da un tweet, veicolato attraverso un hashtag su Twitter (<strong>#nofreejobs</strong>), supportato da una<a href="http://www.facebook.com/NoFreeJobs?ref=ts" title="nofreejobs facebook" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/NoFreeJobs?ref=ts&amp;referer=');"> pagina facebook</a> (che dopo 10 giorni dalla creazione contava già <strong>2300 fans</strong>), da un <strong>sito web che promette novità</strong> e dalla <strong>geolocalizzazione</strong>, sfruttando <strong>Foursquare</strong> e un&#8217;altro strumento che verrà presentato in anteprima nei prossimi giorni.<br />
<br />
<a class="thickbox" rel="same-post-4162" title = "nofreejobs" href="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/Clipboard-3.jpg"><img src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/Clipboard-3.jpg" alt="" title="Clipboard-3" width="598" height="288" class="alignleft size-full wp-image-4164" /></a></p>
<p>Come ha funzionato tutto ciò? In 2 modi:</p>
<ul>
<li>l&#8217;idea di dare voce a un problema molto sentito da molti giovani (e non solo) oggi nel momento in cui cercano lavoro, ovvero la moltitudine di proposte di lavoro e stage indecenti, ovvero per intenderci quelle dell&#8217;&#8221;aggratis a tutti costi&#8221; , dello sfruttamento temporaneo senza stipendi o rimborsi spese, quello appunto detto &#8220;freejobs&#8221;! Se lanci un tweet, crei un hashtag con un nome facile da comunicare e immediatamente comprensibile gli utenti si sfogano, soprattutto se sono in tanti.</li>
<p></p>
<li>l&#8217;ideazione, pianificazione e costruzione di una <strong>Web Strategy a tavolino</strong>, dato che tutti coloro che stanno dietro al movimento, lavorano nel web come social media specialist, grafici o seo. E badate, questo è anche un avvertimento a tutte quelle aziende che associano la poca esperienza dei giovani alla scarsità di competenze, perché la bravura delle persone si misura anche da queste piccole cose. Il costo di tutto ciò? Zero.</li>
</ul>
<p>Info di riferimento:</p>
<p> Twitter #nofreejobs;<br />
<a href="http://www.facebook.com/NoFreeJobs" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/NoFreeJobs?referer=');">fan page #nofreejobs</a>;<br />
<a href="http://www.nofreejobs.it/" title="sito nofreejobs" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.nofreejobs.it/?referer=');">sito web beta #nofreejobs</a><br />
&#8230;.? novità presto in arrivo!</p>
<p>In allegato il video, di Cristina Simone, ideatrice di nofreejobs e del suo intervento a Smart&#038;App.<br />
<br />
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/umfdIV73Lsg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Aftonbladet YouLive: l’esperienza utente nel primo web live concert della storia</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/aftonbladet-youlive-l-esperienza-utente-nel-primo-web-live-concert-della-storia/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 00:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[aftonbladet]]></category>
		<category><![CDATA[cretività]]></category>
		<category><![CDATA[customer experience]]></category>
		<category><![CDATA[live]]></category>
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		<category><![CDATA[social experience]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>

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		<description><![CDATA[La scorsa estate Aftonbladet, il quotidiano più importante della Scandinavia, ha organizzato e appoggiato il Live-Löpet. Una serie di concerti live online al fine di promuovere i Rockbjörnen Music Awards, uno dei più importanti festival musicali del Nord Europa. La...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2339 aligncenter" title="Aftonbladet You Live" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/12/aftonbladet-youlive.jpg" alt="" width="350" height="256" /></p>
<div style="clear:both"></div>
<p>La scorsa estate <a title="Aftonbladet" href="http://www.aftonbladet.se" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.aftonbladet.se?referer=');">Aftonbladet</a>, il quotidiano più importante della Scandinavia, ha organizzato e appoggiato il <strong>Live-Löpet</strong>. Una serie di concerti live online al fine di promuovere i <strong>Rockbjörnen Music Awards</strong>, uno dei più importanti festival musicali del Nord Europa.</p>
<p>La dinamica dei concerti è stata particolare, in quanto gli eventi non si sono svolti come se si trattasse di veri e propri eventi dal vivo. In realtà gli artisti &#8211; <em>alcuni tra i più famosi musicisti scandinavi come i The Ark</em> &#8211; hanno suonato <strong>in diretta dagli studi di Aftonbladet</strong>, mentre la trasmissione è avvenuta mediante streaming online a cui hanno partecipato oltre 45 mila spettatori complessivi.</p>
<h2>Detta così sembrerebbe un banale evento trasmesso in streaming live su web. Tutto qui?</h2>
<p><strong> No</strong>. Perchè il format di questo concerto digitale è stato pianificato per renderlo il più possibile simile ad un concerto tradizionale. Basti pensare che per seguire l&#8217;evento, bisognava disporre di un vero e proprio biglietto con tanto di posto numerato. Ciascuno dei sette concerti aveva a disposizione <strong>20 mila posti &#8220;a sedere&#8221; più 8 mila biglietti VIP</strong>, grazie ai quali ci si poteva godere l&#8217;evento in HD.</p>
<h2>Ok, ma l&#8217;interazione con gli artisti?</h2>
<p>Una particolare applicazione realizzata in Flash appositamente per Aftonbladet, <strong>YouLive</strong>, ha permesso anche quella. Con una serie di pulsanti disposti sulla dashboard di ciascun partecipante all&#8217;evento, si poteva applaudire, richiedere canzoni e <strong>addirittura simulare una fiaccolata con tanto di accendini al cielo</strong>. Dal canto loro, gli artisti potevano ricambiare l&#8217;interazione con i fan grazie ad uno schermo allestito all&#8217;interno dello studio.</p>
<h2>E l&#8217;interazione tra gli utenti?</h2>
<p>Ovviamente prevista anche quella. Grazie all&#8217;integrazione con Facebook è stato possibile interagire sia con gli altri spettatori presenti nell&#8217;arena virtuale, sia con i propri amici a casa. <strong>Con tanto di foto dal luogo (virtuale) dell&#8217;evento.</strong></p>
<h2>Risultati</h2>
<ul>
<li><strong>45&#8217;000 spettatori</strong>, da oltre 63 paesi diversi, hanno partecipato alle sette serate di concerti live.</li>
<li><strong>2.4 milioni di interazioni</strong> riguardanti l&#8217;evento sono state registrate sui social network durante le quasi due ore totali di trasmissione.</li>
<li>Prima dell&#8217;evento la pagina del festival registrava una media di 85.500 visitatori unici durante il periodo di maggiore attività. Durante il Live-Löpet, invece, il numero di visitatori unici ha raggiunto quota <strong>337.000</strong>. Con un incremento del 300%. </li>
</ul>
<p>Una serie di ottimi risultati per l&#8217;agenzia <a title="Advertisign agency Prime - Stockholm" href="http://en.primegroup.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/en.primegroup.com/?referer=');">Prime di Stoccolma</a>, che ha ideato l&#8217;evento, e che ha realizzato questo video riassuntivo:</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/17088043?portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0"></iframe>
</p>
<p>Se c&#8217;era una cosa che il web non era ancora riuscito a replicare fedelmente, era proprio l&#8217;atmosfera del live. Sembra invece che questa iniziativa possa segnare il <strong>primo tentativo di una rivoluzione epocale</strong> nella fruizione dei concerti dal vivo.</p>
<p>Anche se &#8211; <em>che sia chiaro</em> &#8211; da queste parti si preferisce ancora la puzza di sudore reale degli altri spettatori, il fumo artificiale che offusca la vista e il <em>bibbitaro</em> che ci spilla una bionda media davanti ai nostri occhi.</p>
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		<item>
		<title>Symantec Challenge: quando il manager ci mette la faccia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[conversazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Social media marketing]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[Più volte abbiamo parlato, su questo sito come su altri, di come sia importante il coinvolgimento del top management aziendale nelle attività di social media marketing. Non solo un mero coinvolgimento decisionale, che si limita ad autorizzare un&#8217;attività piuttosto che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1885" title="Symantec Challenge" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/06/symchallenge.jpg" alt="" width="352" height="151" /></p>
<div style="clear:both"></div>
<p>Più volte abbiamo parlato, su questo sito come su altri, di come sia importante il coinvolgimento del top management aziendale nelle attività di social media marketing. Non solo un mero coinvolgimento decisionale, che si limita ad autorizzare un&#8217;attività piuttosto che un&#8217;altra, quanto una partecipazione attiva che consente di &#8220;metterci la faccia&#8221; usando canali di comunicazione assolutamente disintermediati.</p>
<p>Un po&#8217; quello che sta succedendo in questi giorni con un progetto al quale sto lavorando (con <a title="Frozen Frogs" href="http://www.frozenfrogs.it" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.frozenfrogs.it?referer=');">FrozenFrogs</a>) per<strong> Symantec Italia</strong>, quando in occasione del lancio delle Symantec Protection Suite, un prodotto destinato alle PMI,  la nota <em>software house</em> ha lanciato un minisito dal nome evocativo: <strong><a title="Symantec Challenge" href="http://www.symantec-challenge.it" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.symantec-challenge.it?referer=');">Symantec Challenge</a>.</strong></p>
<h4>Di cosa si tratta?</h4>
<p>Tre top-manager di Symantec: <strong>Antonio Forzieri</strong> (<em>Principal Consultant Global Security Services</em>), <strong>Lina Novetti</strong> (<em>Head of Security Sales Mediterranean Region</em>) e <strong>Luca Brandi</strong> (<em>Enterprise Distribution and SMB Sales Director Mediterranean Region</em>) si dicono pronti a raccogliere una sfida, aprendo questo canale per rispondere alle domande degli utenti riguardo la sicurezza informatica in azienda.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;opportunità per cercare una risposta a tutte quelle problematiche che un&#8217;azienda può incontrare.  Senza tralasciare il fatto che si tratta anche di un’occasione per avere un filo diretto con Symantec e sentire le loro opinioni e i loro punti di vista.</p>
<p>Inoltre, cosa da non sottovalutare <img src='http://www.socialmediamarketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> , tutti i partecipanti alla challenge riceveranno un braccialetto con chiavetta USB incorporata, targato Symantec.</p>
<h4>Sarà una case-history?</h4>
<p>Questa campagna di Symantec potrebbe rappresentare una case history importante. Soprattutto in un settore come il B2B per le piccole e medie imprese, dove l&#8217;interazione clienti-azienda non è mai realmente decollata a causa della bassissima componente ludica che lo anima. Quantomeno in Italia.</p>
<p>Inoltre la sfida si rende interessante anche per capire fino a che livello le persone riusciranno a spingere i manager. Terremo gli occhi aperti per seguire questa sfida, anche seguendo Symatec sui canali ufficiali su Twitter (<a title="Symantec Italia su Twitter" href="http://www.twitter.com/symantecitalia" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.twitter.com/symantecitalia?referer=');">@symantecitalia</a>) e sulla pagina Facebook <a title="Symantec Italia su Facebook" href="http://www.facebook.com/SymantecItalia" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.facebook.com/SymantecItalia?referer=');">Symantec Italia</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>L&#8217;Effetto Domino</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/leffetto-domino/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 20:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[social media monitoring]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ovvero come affossare una reputazione per non aver saputo ascoltare la Rete e intervenire in maniera inefficace. Qualche giorno fa persino corriere.it ha parlato della vicenda della Domino&#8217;s Pizza, una multinazionale americana del fast food dal fatturato a 10 cifre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ovvero come affossare una reputazione per non aver saputo ascoltare la Rete e intervenire in maniera inefficace.<span id="more-852"></span></em></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-855" title="domino-effect" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/04/domino-effect-420x248.jpg" alt="domino-effect" width="420" height="248" /></p>
<p>Qualche giorno fa persino <a href="http://www.corriere.it" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it?referer=');">corriere.it</a> ha parlato della <a title="Reputazione Domino's Pizza distrutta da youtube" href="http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_16/pizzo_qualita_youtube_c0c1b876-2a85-11de-a92d-00144f02aabc.shtml" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it/cronache/09_aprile_16/pizzo_qualita_youtube_c0c1b876-2a85-11de-a92d-00144f02aabc.shtml?referer=');">vicenda della Domino&#8217;s Pizza</a>, una multinazionale americana del fast food dal fatturato a 10 cifre che ha subìto un danno di immagine non quantificabile a causa di un <strong>video girato da due dipendenti </strong>- prontamente licenziati &#8211; e visualizzato su YouTube da oltre 1 milione di persone.</p>
<p>Non voglio soffermarmi sulla descrizione della vicenda perché, oltre ad essere abbastanza disgustosa, è stata già trattata in maniera approfondita dal Corriere. La parte interessante, per chi come me si occupa di media sociali, è l&#8217;<strong>analisi delle azioni</strong> intraprese dall&#8217;azienda.</p>
<p><strong>Come si è comportata la Domino&#8217;s Pizza?</strong></p>
<p>L&#8217;intervento non si è fatto attendere, difatti la società ha:</p>
<ul>
<li>chiesto (e ottenuto) la rimozione del video incriminato</li>
<li>aperto un account su <a title="Account twitter Domino's Pizza" href="http://twitter.com/dpzinfo" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/dpzinfo?referer=');">twitter</a></li>
<li>pubblicato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7l6AJ49xNSQ" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=7l6AJ49xNSQ&amp;referer=');">video di risposta</a> dove il CEO chiede scusa e rassicura i clienti</li>
</ul>
<p>Sicuramente la Domino&#8217;s Pizza ha dimostrato di essere una società che tiene in considerazione i suoi clienti e che è capace di instaurare un dialogo creando canali alternativi ma non è tutto oro quel che luccica.</p>
<p><strong>Dove ha sbagliato la società?</strong></p>
<p>Si è discusso sul fatto che il CEO non fosse spontaneo davanti al video, non ha guardato mai nella telecamera e sembrava stesse leggendo su un gobbo, ma il vero problema di questa strategia comunicativa di risposta ad una crisi non risiede lì, secondo me. YouTube rappresenta la tecnologia, il canale su cui è stato convogliato il messaggio e niente di più.</p>
<p>In realtà sulla Domino&#8217;s Pizza pesa il <strong>grave errore di aver trascurato i social media</strong> fino al momento in cui non poteva più farne a meno. Non va dimenticato come l&#8217;intervento sia avvenuto quando il video era stato ormai visto da oltre 1 milione di persone e il danno d&#8217;immagine era già molto grave. Un <strong>difetto di strategia</strong> perché se l&#8217;azienda avesse monitorato la Rete si sarebbe accorta del video quando era ancora arginabile e ben prima che la viralità tipica del mezzo lo trasformasse in un proiettile letale.</p>
<p>Per evitare di incappare in rischi del genere, la parola d&#8217;ordine è una sola: <strong><a title="social media monitoring faq" href="http://www.socialmediamarketing.it/social-media-monitoring-faq/">social media monitoring</a>.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parla con loro</title>
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		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/parla-con-loro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 14:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Chris Brogan, uno dei massimi esperti mondiali di social media, sul suo blog parla di Who&#8217;s drinking Bigelow tea, un interessante progetto di social media marketing da parte di Bigelow Tea, azienda americana che produce tè. Cindi Bigelow, presidente dell&#8217;ominima...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chrisbrogan.com" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.chrisbrogan.com?referer=');">Chris Brogan</a>, uno dei massimi esperti mondiali di social media, sul suo blog parla di <a href="http://www.bigelowteablog.com/2009/02/24/latest-bigelow-tea-video-cindi-bigelow-finds-out-who-is-drinking-bigelow-tea-in-new-york-city/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bigelowteablog.com/2009/02/24/latest-bigelow-tea-video-cindi-bigelow-finds-out-who-is-drinking-bigelow-tea-in-new-york-city/?referer=');">Who&#8217;s drinking Bigelow tea</a>, un interessante progetto di social media marketing da parte di <a href="http://www.bigelowtea.com" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bigelowtea.com?referer=');">Bigelow Tea</a>, azienda americana che produce tè.</p>
<p><strong>Cindi Bigelow</strong>, presidente dell&#8217;ominima azienda, se n&#8217;è andata per le strade di New York a <strong>chiedere direttamente alla gente se beve o meno il suo tè</strong>, armata di un sorriso piacevole e di una telecamera.</p>
<p>
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowfullscreen="true" data="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"></embed></object>
</p>
<p>Questo è quello che intendo letteralmente per &#8220;<strong>conversare con i clienti</strong>&#8220;.</p>
<ul>
<li>un brand</li>
<li>coinvolgimento del management</li>
<li>annullamento dei formalismi tipicamente corporate</li>
<li>rispetto per il cliente (ma soprattutto per i non-clienti)</li>
<li>raccolta di preziosi feedback che possono rivelarsi utili nel miglioramento del proprio prodotto</li>
<li>trasparenza</li>
<li>sincerità</li>
<li>empatia</li>
</ul>
<p><strong>Gli ingredienti ci sono tutti e, a quanto pare, sono stati anche cucinati a dovere.</strong></p>
<p>Una <a href="http://www.socialmediamarketing.it/category/strategie-20/">strategia</a> del genere è molto positiva perchè contribuisce ad abbattere le distanze innate tra azienda e consumatori e stimola un <strong>passaparola</strong> virtuoso. Gli intervistati hanno potuto ottenere un <strong>contatto diretto</strong> con il marchio che non potrà risultargli indifferente d&#8217;ora in avanti. Magari molti di loro continueranno a non bere tè Bigelow, ma sono sicuro che al supermercato nessuno potrà fare a meno di pensare: &#8220;<em>Ecco il tè che mi ha parlato per strada</em>&#8220;.</p>
<p>Quella che i Kotleriani chiamerebbero <em>brand awareness</em>!</p>
<p>Complimenti alla Bigelow Tea (<em>e a chi li ha consigliati</em>).</p>
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