<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>SocialMediaMarketing.it &#187; brand marketing</title>
	<atom:link href="http://www.socialmediamarketing.it/argomenti/brand-marketing/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.socialmediamarketing.it</link>
	<description>Visioni e strategie di Social Media Marketing</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 19:01:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Ma quanto incide la notorietà e la loyalty di un brand sul successo di una campagna?</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/ma-quanto-incide-la-notorieta-e-la-loyalty-di-un-brand-sul-successo-di-una-campagna/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/ma-quanto-incide-la-notorieta-e-la-loyalty-di-un-brand-sul-successo-di-una-campagna/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 11:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ciracì</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=2470</guid>
		<description><![CDATA[Più che un post questo è un discernimento filosofico personale che da tempo mi fa pensare, frutto anche di una chiacchierata su Skype tra me e l’amico Jose circa le modalità con cui viene gestita una campagna di social media/buzz...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più che un post questo è un discernimento filosofico personale che da tempo mi fa pensare, frutto anche di una chiacchierata su Skype tra me e l’amico Jose circa le <strong>modalità con cui viene gestita una campagna di social media/buzz marketing per un grande brand</strong>, noto e con un grosso seguito già alle spalle, la sua più facile gestione e raggiungimento di numeri da successo, e la più complessa ed evidente difficoltà a comunicare con successo nei social per un piccolo brand, sconosciuto ai mass media e al proprio target potenziale di riferimento.</p>
<p>E’ vero, sono tra quelli che insistono nel proporre alle aziende, grandi e piccole, note e meno note, l’integrazione nel proprio marketing mix plan di strategie che prevedano da un lato, lo spostamento della comunicazione sui social e dall’altro proprio la trasformazione del modo di comunicare, in ottica conversazionale e user-oriented.</p>
<p><div class="ads aligncenter"><script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "ca-pub-1566197521325539";
/* banner */
google_ad_slot = "6854722216";
google_ad_width = 468;
google_ad_height = 60;
//-->
</script>
<script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script></div></p>
<p>Negli ultimi 2 anni, noi che di social media ci occupiamo e di social media siamo amanti e diffusori, come chi ha la passione per la pesca, per il calcio o per il poker, quando proponiamo a piccoli imprenditori il social media marketing, presentiamo come case history realtà ben diverse, sia per dimensione infrastrutturale e di fatturato, sia per awereness e storia del brand.</p>
<p><strong>Dell, Coca cola, Red Bull, Toyota, Fiat, H&amp;M, Visa, Starbucks</strong> e molte altre case history di successo possono essere presentate per convincere il piccolo imprenditore, a cui va la pulce nell’orecchio facendolo entusiasmare e rendendolo voglioso di investire nel social media marketing, ad acquistare i propri servizi o la propria consulenza. Tutto ciò finché il piccolo imprenditore non ti esclama: “Si ok, ma io non sono Dell, io produco una tipologia di pecorino sardo che voglio immettere per la prima volta sul mercato e la mia azienda agricola è una start-up e non posso permettermi grossi investimenti”.</p>
<p>A quel punto inizi a cercare nel tuo bagaglio culturale ed esperienziale, sapendo che puoi salvarti dicendogli che <strong>anche piccoli brand sconosciuti ai più ma magari noti a livello locale, hanno avuto e continuano ad avere successo</strong> grazie all’aprirsi al marketing conversazionale su diversi canali social, unita ad un’ottima gestione dell’attività comunicazionale.</p>
<p>Il vero problema sapete qual è? Che non potremo mai mentire al piccolo imprenditore che, in buona fede si è acquistato uno dei tanti libri presenti sul social media marketing dove avrà letto di case history con ritorni sull’investimento eccezionali e numeri da paura associati (post nei blog, fan, condivisioni, tweets, buzz…), dicendogli che se investe tanto, riuscirà ad ottenere più o meno gli stessi risultati della campagna fatta per Dell, Dove o Mulino Bianco, semplicemente perché <strong>il produttore di pecorino sardo non è noto</strong>, non ha una storia, non ha una brand loyalty (fedeltà alla marca) e soprattutto, non può permettersi grossi investimenti.</p>
<p><div class="ads"><script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "ca-pub-1566197521325539";
/* 300x250 */
google_ad_slot = "0033973344";
google_ad_width = 300;
google_ad_height = 250;
//-->
</script>
<script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script></div></p>
<p>A me e Josè era sorto anche un altro dubbio collegato a ciò: ma a questo punto il merito del successo di una campagna di social/buzz marketing per un brand noto è dovuto alla bravura di chi gestisce le campagne o è merito soprattutto del brand, della reputation e awereness che ha già sviluppato e nella possibilità di contare su migliaia di persone che sono già “fan” del brand?</p>
<p><strong>La mia convinzione è quella che il successo, all’80% è dovuto al brand</strong>. Un brand diventa noto se produce beni e servizi che realmente soddisfano le aspettative dei consumatori, mantengono le promesse fatte dal marketing e riescono, grazie al soddisfacimento dei bisogni dei loro acquirenti, ad essere oggetto di passaparola e consiglio verso altri consumatori che decidono di acquistarli, rendendo possibile all’azienda l’aumento di clienti e di fatturato. <strong>Gestire una campagna per un brand noto può essere più semplice anche perché il brand noto può permettersi investimenti più elevati</strong>, che gli permettono di presidiare i diversi canali social, di spendere nell’advertaising online (banner, minisite, adwords, ecc.), pianificare mini-eventi promozionali, campagne di product seeding e spendere migliaia di euro per rivolgersi ad agenzie creative per la creazioni di video virali che dovranno in seguito essere diffusi nella blogosfera.</p>
<p>E fin qui quello che ho voluto dire, è che più semplice per un brand noto avere sucesso in una campagna di social media marketing, se ha sviluppato una brand loyalty nel tempo e gode di una buona immagine. Tanto più il brand è noto, tanto più semplice sarà ottenere un successo, perché la gente “segue” il brand già offline, acquista i suoi prodotti/servizi già da tempo, ne parla già offline e vedendo il brand noto sui social, è già propenso in automatico a seguirlo, ad <strong>“esserne fan”</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<h2>Cosa contribuisce a generare la cosiddetta brand loyalty di una marca?</h2>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Sono diversi gli aspetti e sono ramificati in anni di storia, ma non solo; un brand può costruire un’immagine e una fedeltà alla marca anche in poco tempo, pensiamo a <strong>Red Bull</strong>, il cui successo è dovuto alla comunicazione, diverse strategie e canali adottati, che hanno puntato ad “emozionare” il target, riuscendo così a veicolare prodotti che magari in sé non hanno nulla di innovativo. Parliamoci chiaro, quanti di noi acquistano Red Bull <strong>grazie alla potente comunicazione che è stata creata</strong> in questi anni attorno al brand e quanti di noi la acquistano perché è ci rende più attivi, svegli e pronti ad affrontare le nostre sfide e quindi per gli intrinseci benefici del prodotto? (e anche chi lo fa, secondo me sa che sta mentendo a sé stesso). Basti pensare che Red Bull sbarca sui social e in pochissimo tempo acquista milioni di follower, likers e fan; è sufficiente che chi gestica la pagina di Red Bull scriva “Hi!” per prendersi migliaia di “mi piace” e centinaia di commenti.</p>
<p>A supporto di questa tesi c’è anche quella dei cosiddetti “<strong>marcatori somatici</strong>”, ovvero quegli impulsi che si attivano nel nostro cervello quando ci troviamo a scegliere un prodotto o servizio, che associano le scelte a ricordi della nostra infanzia o della nostra vita passata circa la notorietà di un brand.</p>
<p>Martin Lindstrom, autore di <strong>Neuromarketing</strong>, circa i marcatori somatici scrive:</p>
<blockquote><p>“Se siete mai andati a comprare degli pneumatici, sapete perfettamente che sembrano tutti uguali – Dunlop, Bridgestone, Goodyear – nient’altro che un oceano di gomma nera che ottunde la mente.</p>
<p>Eppure automaticamente andate verso la sezione del negozio in cui si trovano gli pneumatici <strong>Michelin</strong>. Sapete che è la scelta giusta, ma non riuscite proprio a spiegare perché. In realtà, la vostra preferenza per una marca ha pochissimo a che vedere con gli pneumatici stessi, e quasi tutto invece con i marcatori somatici che la marca ha creato con cura. Ricordate quel simpatico bambino che la Michelin usava una volta nelle sue pubblicità – quello con il pannolino che gattonava dentro e fuori da uno pneumatico, e addirittura lo usava per fare l’hula-hoop? O <strong>l’uomo Michelin, quella forma paffuta, rotonda che fa pensare subito al rivestimento protettivo di una gomma ben fatta</strong>? E poi ci sono le guide Michelin, quelle guide di viaggio e dei ristoranti verdi, autorevoli e di alta qualità.</p>
<p>Tutti questi segnali apparentemente privi di relazione fra loro danno deliberatamente forma a certe associazioni – sicurezza per i bambini a bordo, resistenza, affidabilità, durata ed esperienza europea di alta qualità.” Insomma<strong> sull’immagine di marca e sulla fedeltà incidono fattori che il brand ha contribuito a creare nel tempo</strong>, che ci ha permesso di diventare fan, di scegliere prodotti anziche i loro concorrenti sconosciuti e che costano meno, perché ci fidiamo di più del brand noto.</p>
</blockquote>
<p>Tutto ciò per spiegarvi che il brand noto nei social, acquista subito ed immediatamente un seguito di utenti già fidelizzati nell’offline. Il brand sconosciuto può avere successo se collegato a marche o persone che possono permettersi ingenti investimenti e il piccolo produttore di pecorino sardo?</p>
<p>Una possibilità c’è per tutti. Il successo nel social media marketing, a livello globale, con pochi investimenti e senza un’immagine di marca e una loyalty consolidata potrà ottenersi se si sarà capaci di sviluppare <strong>innovazioni di prodotto e di processo</strong>.</p>
<p>E voi che ne pensate? Intanto faccio i miei auguri di Natale e di buon anno a tutti voi lettori e vi invito a partecipare al mio <a target="_blank" href="http://www.webinfermento.it/social-media-contest-definisci-il-social-media-marketing-e-vinci-il-social-web" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.webinfermento.it/social-media-contest-definisci-il-social-media-marketing-e-vinci-il-social-web?referer=');">Social Media Contest</a>! <img src='http://www.socialmediamarketing.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: center;"><a class="thickbox" title="Red_Bull_Mini_BCN" rel="same-post-2470" href="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/12/Red_Bull_Mini_BCN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2475" title="Red_Bull_Mini_BCN" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2010/12/Red_Bull_Mini_BCN.jpg" alt="" width="461" height="346" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/ma-quanto-incide-la-notorieta-e-la-loyalty-di-un-brand-sul-successo-di-una-campagna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se gli update di Google favoriscono i grandi brand</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/se-gli-update-di-google-favoriscono-i-grandi-brand/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/se-gli-update-di-google-favoriscono-i-grandi-brand/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 08:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jose Gragnaniello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strategie]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Google update]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[strategie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=705</guid>
		<description><![CDATA[Cosa accade ai piccoli? Breve introduzione Dopo aver discusso della problematica nel suo cuore, cioè se sia giusto e &#8220;democratico&#8221; fare una cosa del genere ed aver creato un vero e proprio vespaio in rete, è arrivata la risposta di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Cosa accade ai piccoli?</h3>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-718" title="Pesce grande mangia sempre pesce piccolo?" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/03/2a3923ad-d093-4014-8244-c442b5025af42.jpeg" alt="Pesce grande mangia sempre pesce piccolo?" width="413" height="243" /></p>
<p><strong>Breve introduzione</strong></p>
<p>Dopo aver discusso della problematica nel suo cuore, cioè se sia giusto e &#8220;democratico&#8221; fare una cosa del genere ed aver creato un vero e proprio vespaio in rete, è arrivata la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LMfWPWUh5uU" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.youtube.com/watch?v=LMfWPWUh5uU&amp;referer=');">risposta di Matt Cutts</a> che, nella sostanza, dice: non abbiamo favorito i brand forti ma abbiamo fatto aggiornamenti che potrebbero favorirli (le solite dichiarazioni di Google insomma). Matt Cutts parla di 5 parametri che godranno di maggiore considerazione:</p>
<ol>
<li><em>Trust</em></li>
<li><em>Authority</em></li>
<li><em>Reputation</em><em></em></li>
<li><em>PageRank</em></li>
<li><em>High quality<br />
</em></li>
</ol>
<p>Per capire meglio di cosa parlo suggerisco una veloce lettura del<a href="http://blog.tagliaerbe.com/2009/03/google-vince-s-change-no-brand-update.html" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blog.tagliaerbe.com/2009/03/google-vince-s-change-no-brand-update.html?referer=');"> secondo post di Tagliaerbe</a> sulla questione.</p>
<p><strong>Cosa ne scaturisce?</strong></p>
<p>Innanzitutto una <a href="http://www.giorgiotave.it/forum/google/105167-brand-update-proprio-come-lavevo-descritto-un-anno-fa.html#post614110" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.giorgiotave.it/forum/google/105167-brand-update-proprio-come-lavevo-descritto-un-anno-fa.html_post614110?referer=');">bella discussione </a>sul forum GT nella quale, oltre a cercar di capire la veridicità di questo update, si aprono scenari possibili su come un brand possa accrescere e migliorare la sua presenza su Google anche se non si tratta di Starbucks. I grandi brand hanno dalla loro parte, oltre ad una disponibilità economica maggiore e quindi un&#8217;<strong>ottimizzazione SEO ben fatta</strong>, anche un word of mouth più eterogeneo e spontaneo.</p>
<p>Il risultato è una  visibilità garantita da link<strong> sparsi ovunque nella rete</strong>.</p>
<p>Giorgio Taverniti parla giustamente di <strong>muliticanalità dei backlink</strong> e cioè la provenienza di link non solo da siti standard ma da community, social network, blog,etc.</p>
<p>Questa grande mole di dati spontanei (e non) fa in modo che Google &#8220;favorisca&#8221; i grandi brand. Possiamo dire di trovarci di fronte ad un processo abbastanza naturale (se consideriamo le logiche adottate fino ad ora dal motore di ricerca).</p>
<p><strong>Altra ipotesi</strong></p>
<p>Nel caso i grandi brand non avessero speso soldi nel posizionamento potrebbero <strong>assaporare il brivido</strong> della prima pagina e capire quanto è importante.  Dopodiché la decisione di dedicare un corposo budget alla SEO sarebbe questione di minuti.<br />
Google, fosse vero questo pensiero, avrebbe applicato una logica astutissima per guadagnare ulteriori denari.</p>
<p><strong>Quindi i piccoli Brand che fine fanno?</strong></p>
<p>La lezione insegna  che i piccoli brand, se vogliono diventare forti sui motori, innanzitutto possono cominciare a spendere in adwords (:P) ma, più seriamente, devono adottare la logica della multicanalità e gestirla quotidianamente.<br />
Avere un sito con<strong> informazioni utili</strong>, corpose, interessanti e<strong> facilmente linkabili</strong>. Essere presenti sui principali social network, sui forum tematici, ottenere articoli interessanti e spontanei da blogger opionon leaders e coltivare il tutto quotidiamente con azioni <strong>anche offline</strong> che rimandino, ad esempio, a Facebook, Twitter, Myspace etc.</p>
<p>E ricordiamo sempre le parole di Seth Godin: &#8220;Tutte queste strategie di marketing altro non sono che <strong>decorazioni da aggiungere su una coppa di gelato</strong>: mettici panna montata, ciliegine e cioccolato fuso e avrai un dessert fantastico. Ma se sul fondo della coppa ci sono delle polpette di carne&#8230;che pasticcio disgustoso!&#8221;.</p>
<p>Il lavoro comincia  a farsi interessante, che ne dite?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/se-gli-update-di-google-favoriscono-i-grandi-brand/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cambiate le dinamiche, cambiare le logiche</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/cambiate-le-dinamiche-cambiare-le-logiche/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/cambiate-le-dinamiche-cambiare-le-logiche/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 11:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strategie]]></category>
		<category><![CDATA[approccio]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>
		<category><![CDATA[consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia dei media]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia dei consumi]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=682</guid>
		<description><![CDATA[Davvero molto interessante e da segnalare la ricerca sui Social Media prodotta dagli amici di FrozenFrogs. Dai dati raccolti circa la fruizione dei contenuti nei media sociali emerge come il 2008 sia stato l&#8217;anno in cui il video sharing ha...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-683" title="2227347832_f128d2d652" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/03/2227347832_f128d2d652-300x300.jpg" alt="2227347832_f128d2d652" width="300" height="300" /></p>
<div style="clear:both"></div>
<p>Davvero molto interessante e da segnalare la <a href="http://issuu.com/denisr/docs/socialmedia2009" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/issuu.com/denisr/docs/socialmedia2009?referer=');">ricerca sui Social Media</a> prodotta dagli amici di <a href="http://www.frozenfrogs.it" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.frozenfrogs.it?referer=');">FrozenFrogs</a>.</p>
<p>Dai dati raccolti circa la fruizione dei contenuti nei media sociali emerge come il 2008 sia stato l&#8217;anno in cui il <strong>video sharing</strong> ha toccato il punto più alto della sua evoluzione, arrivando a raggiungere i blog che sembrano stabili e &#8211; azzarderei &#8211; in flessione per il 2009. Se però questo può sembrare anche scontato, non lo è il dato relativo ai <strong>podcast</strong>, che personalmente immaginavo destinati all&#8217;oblio ma che a quanto pare vengono utilizzati abbastanza.</p>
<p>Sono molto d&#8217;accordo con la ricerca quando si sostiene che il blog non possa più essere considerato come la <em>killer application</em> delle aziende che affrontano il social media marketing. Sinceramente gli orientamenti stile &#8220;<em>ti-vendo-il-blog</em>&#8220;, da parte delle agenzie cosiddette innovative, non mi hanno mai convinto <strong>nemmeno nel 2005</strong>.</p>
<p>La realtà che si apre è permeata di sfide che le agenzie <em>davvero</em> innovative devono saper cogliere per accompagnare le aziende verso le logiche attuali. </p>
<p><strong>Non è vero che  il cambiamento è in atto e che il consumatore è sempre più attento. Il cambiamento è già avvenuto e i consumatori sono già immersi in altre dinamiche relazionali con i brand</strong>.</p>
<p>Resta solo che le aziende si accorgano di questo e che prendano coscienza sul fatto che non basta più colpire un target, ora serve <strong>conquistare anche un solo consumatore</strong>, uno solo, per dare un valore aggiunto alla propria comunicazione e accrescere il valore del brand.</p>
<p>(Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/dhammza/2227347832/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.flickr.com/photos/dhammza/2227347832/?referer=');">Dhammza</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/cambiate-le-dinamiche-cambiare-le-logiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parla con loro</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/parla-con-loro/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/parla-con-loro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 14:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case history]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=668</guid>
		<description><![CDATA[Chris Brogan, uno dei massimi esperti mondiali di social media, sul suo blog parla di Who&#8217;s drinking Bigelow tea, un interessante progetto di social media marketing da parte di Bigelow Tea, azienda americana che produce tè. Cindi Bigelow, presidente dell&#8217;ominima...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chrisbrogan.com" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.chrisbrogan.com?referer=');">Chris Brogan</a>, uno dei massimi esperti mondiali di social media, sul suo blog parla di <a href="http://www.bigelowteablog.com/2009/02/24/latest-bigelow-tea-video-cindi-bigelow-finds-out-who-is-drinking-bigelow-tea-in-new-york-city/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bigelowteablog.com/2009/02/24/latest-bigelow-tea-video-cindi-bigelow-finds-out-who-is-drinking-bigelow-tea-in-new-york-city/?referer=');">Who&#8217;s drinking Bigelow tea</a>, un interessante progetto di social media marketing da parte di <a href="http://www.bigelowtea.com" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.bigelowtea.com?referer=');">Bigelow Tea</a>, azienda americana che produce tè.</p>
<p><strong>Cindi Bigelow</strong>, presidente dell&#8217;ominima azienda, se n&#8217;è andata per le strade di New York a <strong>chiedere direttamente alla gente se beve o meno il suo tè</strong>, armata di un sorriso piacevole e di una telecamera.</p>
<p>
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowfullscreen="true" data="http://www.youtube.com/v/kVk1087t6uY&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"></embed></object>
</p>
<p>Questo è quello che intendo letteralmente per &#8220;<strong>conversare con i clienti</strong>&#8220;.</p>
<ul>
<li>un brand</li>
<li>coinvolgimento del management</li>
<li>annullamento dei formalismi tipicamente corporate</li>
<li>rispetto per il cliente (ma soprattutto per i non-clienti)</li>
<li>raccolta di preziosi feedback che possono rivelarsi utili nel miglioramento del proprio prodotto</li>
<li>trasparenza</li>
<li>sincerità</li>
<li>empatia</li>
</ul>
<p><strong>Gli ingredienti ci sono tutti e, a quanto pare, sono stati anche cucinati a dovere.</strong></p>
<p>Una <a href="http://www.socialmediamarketing.it/category/strategie-20/">strategia</a> del genere è molto positiva perchè contribuisce ad abbattere le distanze innate tra azienda e consumatori e stimola un <strong>passaparola</strong> virtuoso. Gli intervistati hanno potuto ottenere un <strong>contatto diretto</strong> con il marchio che non potrà risultargli indifferente d&#8217;ora in avanti. Magari molti di loro continueranno a non bere tè Bigelow, ma sono sicuro che al supermercato nessuno potrà fare a meno di pensare: &#8220;<em>Ecco il tè che mi ha parlato per strada</em>&#8220;.</p>
<p>Quella che i Kotleriani chiamerebbero <em>brand awareness</em>!</p>
<p>Complimenti alla Bigelow Tea (<em>e a chi li ha consigliati</em>).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/parla-con-loro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un approccio strategico e concreto ai social media</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/un-approccio-strategico-e-concreto-ai-social-media/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/un-approccio-strategico-e-concreto-ai-social-media/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 21:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo Santagata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strategie]]></category>
		<category><![CDATA[approccio]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>
		<category><![CDATA[materiali]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=225</guid>
		<description><![CDATA[Perchè le aziende sono storicamente maldisposte nei confronti delle innovazioni? E&#8217; sempre colpa della loro resistenza endemica al cambiamento, o anche gli &#8220;esperti&#8221; hanno la loro parte di responsabilità? E&#8217; ormai assodato come le aziende percepiscano più favorevolmente l&#8217;approccio tipico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perchè le aziende sono storicamente maldisposte nei confronti delle innovazioni? </strong>E&#8217; sempre colpa della loro resistenza endemica al cambiamento, o anche gli &#8220;esperti&#8221; hanno la loro parte di responsabilità?</p>
<p>E&#8217; ormai assodato come le aziende percepiscano più favorevolmente l&#8217;approccio tipico da breviario (o <em>how-to</em>) che gli suggerisca un&#8217;<strong>azione concreta</strong> da intraprendere, piuttosto che l&#8217;approccio da manuale accademico che si allarga e si perde in mille concetti teorici (ne parla anche <a title="Antonio Pavolini su Twitter" href="http://twitter.com/antoniocontent" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/antoniocontent?referer=');">Antonio Pavolini</a> su <a href="http://conversational.it/2009/02/17/social-media-e-formazione-aziendale-un-sasso-nello-stagno/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/conversational.it/2009/02/17/social-media-e-formazione-aziendale-un-sasso-nello-stagno/?referer=');">Conversational</a>).</p>
<p>Ecco una piccola presentazione che abbiamo preparato, con qualche azione immediata da prendere per ottenere un obiettivo determinato. Ovviamente non si tratta delle <em>summa</em> del sapere sui <a href="http://www.socialmediamarketing.it/argomenti/social-media">social media</a>, ma credo che, se fossi un&#8217;azienda intenzionata a investire sui social media, vorrei trovare un consulente con un approccio simile.<span id="more-225"></span></p>
<div id="__ss_1035763" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="Un approccio strategico ai social media" href="http://www.slideshare.net/SocialMediaMarketing/un-approccio-strategico-ai-social-media?type=powerpoint" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.slideshare.net/SocialMediaMarketing/un-approccio-strategico-ai-social-media?type=powerpoint&amp;referer=');">Un approccio strategico ai social media</a><object width="425" height="355" data="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=approccio-1234833199338255-3&amp;rel=0&amp;stripped_title=un-approccio-strategico-ai-social-media" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=approccio-1234833199338255-3&amp;rel=0&amp;stripped_title=un-approccio-strategico-ai-social-media" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object>   </p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.slideshare.net/?referer=');">presentations</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/SocialMediaMarketing" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.slideshare.net/SocialMediaMarketing?referer=');">SocialMediaMarketing</a>. (tags: <a style="text-decoration:underline;" href="http://slideshare.net/tag/strategia" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/slideshare.net/tag/strategia?referer=');">strategia</a> <a style="text-decoration:underline;" href="http://slideshare.net/tag/approccio" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/slideshare.net/tag/approccio?referer=');">approccio</a>)</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/un-approccio-strategico-e-concreto-ai-social-media/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il brand marketing su Second Life è morto. Forse.</title>
		<link>http://www.socialmediamarketing.it/il-brand-marketing-su-second-life-e-morto-forse/</link>
		<comments>http://www.socialmediamarketing.it/il-brand-marketing-su-second-life-e-morto-forse/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 16:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Nardone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[brand marketing]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>
		<category><![CDATA[second life users]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.socialmediamarketing.it/?p=505</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è ancora vita sui virtual spaces? Premessa: noi di socialmediamarketing.it non siamo grandi conoscitori di questi &#8220;mondi&#8221; e non siamo mai stati convinti che potessero svilupparsi come un nuovo canale di comunicazione per le organizzazioni. Fatto sta che, finita la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>C&#8217;è ancora vita sui virtual spaces</strong>?</p>
<p style="text-align: left;">Premessa: noi di socialmediamarketing.it non siamo grandi conoscitori di questi &#8220;mondi&#8221; e non siamo mai stati convinti che potessero svilupparsi come un nuovo canale di comunicazione per le organizzazioni.  Fatto sta che, finita la &#8220;moda&#8221; <a href="http://www.secondlife.com/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.secondlife.com/?referer=');">Second Life, </a>almeno in Italia<strong> l&#8217;attenzione delle aziende verso questi spazi è scomparsa</strong> o quasi (qualcuno dirà &#8220;<em>..meglio così!</em>&#8220;). In questi giorni sto cercando info per capire se le aziende si siano lasciate alle spalle <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200707articoli/23971girata.asp" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200707articoli/23971girata.asp?referer=');">gli errori del passato</a> e stanno ancora investendo in <strong>comunicazione sui mondi metaforici</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">La società di ricerche <a href="http://www.kzero.co.uk/" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.kzero.co.uk/?referer=');">KZero</a> ha aggiornato i suoi diagrammi di analisi, il primo gruppo mette in evidenza le categorie maggiormente presidiate</p>
<p><a href="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/02/2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-506" title="segments virtual spaces" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/02/2-404x300.jpg" alt="second life segments" width="404" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left; clear:both;"><a href="http://www.kzero.co.uk/blog/?p=2706" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.kzero.co.uk/blog/?p=2706&amp;referer=');">Qui</a> le altre categorie. Mentre il <a href="http://www.makersofuniverses.com/?p=248" target="_blank" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.makersofuniverses.com/?p=248&amp;referer=');">secondo gruppo</a> analizza le fasce di età degli utenti registrati.</p>
<p><a href="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/02/ee.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-507" src="http://www.socialmediamarketing.it/wp-content/uploads/2009/02/ee-407x300.jpg" alt="second life segments" width="407" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left; clear:both;">
<p style="text-align: left; clear:both;">La situazione,  quindi,  non sembra morta del tutto  e quello che balza subito all&#8217;occhio è la fortissima presenza di users giovanissimi. Certo è che per una realtà italiana pensare nuovamente ad un&#8217;avventura su Second Life è rischioso,  anche perchè è forse la tecnologia abilitante che ha i costi di gestione più alti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.socialmediamarketing.it/il-brand-marketing-su-second-life-e-morto-forse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

